Abbandoni

Abbandoni

In una fredda mattina di febbraio, poco prima di mezzogiorno, un uomo di bassa statura, dall’espressione afflitta, entrò nella vecchia casa di via Speranza.

Si trattava di Riccardo Maria Delvigo, il figlio della vecchia proprietaria della casa, la signora Vittoria.

La corrente era staccata, cosicché egli fu costretto a tirare su le tapparelle delle finestre per avere un po’ di luce.

Si ricordò improvvisamente di un film nel quale il protagonista aveva indicato l’odore della casa dei vecchi come la cosa che gli piaceva di più nella vita. Allora gli era parsa una cosa stravagante; ma sentendo l’odore di chiuso di quella casa, ormai disabitata da più di un anno, pensò che in fondo fosse ragionevole. A Riccardo Maria, tuttavia, continuava a piacere di più, in fatto di odori, quello del pane appena sfornato.

Girò un po’ per la casa, aprì cassetti a caso, rovistò tra le povere cianfrusaglie che erano state della madre. Trovò una quantità inverosimile di calze rattoppate. Gli si strinse il cuore, pensando a quanti sacrifici avesse fatto quella donna, pur di farlo studiare.

E a che cosa era servito?

In pochi mesi Riccardo Maria aveva perso il suo lavoro, la moglie, la fiducia nel futuro. Aveva però ancora troppo da vivere per lasciarsi andare. Perciò aveva deciso di vendere la casa della madre e di andare all’estero per ricominciare tutto da capo. Un cugino lo attendeva ad Amburgo, dove avrebbe passato qualche mese ad impadronirsi della lingua tedesca, prima di cercare un lavoro.

In una stanza trovò una catasta di scatoloni di cartone. Aprì quello più a portata di mano, e lo trovò pieno di suoi vecchi quaderni delle scuole elementari. Lesse un tema di nove pagine sul cavallo, il suo animale preferito. Fece un profondo sospiro, chiuse il quaderno, lo rimise nello scatolone. Avrebbe venduto la casa col suo contenuto; sarebbe stata cura dell’acquirente smaltire tutta quella roba, che per lui sarebbe stata spazzatura, ma che per Riccardo Maria era mezza vita.

Riccardo Maria chiuse accuratamente la casa, ne uscì, e si incamminò verso la sua automobile. Quando stava per raggiungerla, si voltò e guardò per l’ultima volta la facciata della casa nella quale era cresciuto, che stava per abbandonare definitivamente.

«Addio mamma, me ne vado», disse ancora.

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