Bukowski Hotel

Bukowski Hotel

Alan Mullins passeggiava placidamente davanti all’entrata del Bukowski Hotel.

Si trattava di un hotel modernissimo, aperto da un paio d’anni, che offriva splendide stanze doppie per meno di cento dollari a notte.

Gli faceva da pendant il Bukowski Restaurant, dal quale lo separavano pochi passi in mezzo al verde, nel quale si poteva scegliere la proposta dello chef e rimpinzarsi di ogni ben di Dio per circa cinquanta dollari.

Le due costruzioni si trovavano in cima ad una collinetta, dalla quale si poteva osservare gran parte della piccola città della quale facevano parte.

Lo sguardo di Alan, tuttavia, non si spingeva verso il centro della città, presidiato dalla chiesa metodista di Sant’Agostino, ma ad appena cento metri dall’ingresso dell’albergo, verso una stradicciuola di campagna che, costeggiando un fiumiciattolo, consentiva di andare da una parte all’altra della città.

Ad un tratto, il suo viso si illuminò, come avviene a volte in certe giornate grigie, nelle quali piove per tutto il tempo, ma ad un tratto la pioggia si arresta ed irrompe tra le nuvole, come se niente fosse, un potente raggio di sole.

Era comparsa sulla strada controllata da Alan una persona dal fisico minuto, la capigliatura florida, il passo spedito. Il suo sguardo e quello di Alan si incrociarono, ed entrambi sorrisero. Chi avesse osservato attentamente quei sorrisi, avrebbe concluso che stava per avvenire un incontro da lungo tempo atteso, e quasi insperato da entrambi.

Bastarono pochi istanti per vederli sparire insieme nella pancia del Bukowski Hotel, lasciando per un paio d’ore tutto il mondo fuori di esso.

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