Come scegliere un buon avvocato

1. Piccola ma essenziale premessa

Sono certo che tu, lettore attento e intelligente, dopo aver letto questo articolo penserai che avrei dovuto più onestamente intitolarlo: “Alcune buone ragioni per scegliermi come avvocato”. Non potrei darti torto, ma non perciò mi sento disonesto. Indico alcuni ragionevoli criteri oggettivi per la scelta di un buon avvocato. Tu potrai sia ritenere tali criteri inidonei ai fini della scelta “migliore”, e quindi usarne altri che ti appaiono più rilevanti, sia applicare i miei criteri e scoprire che, in base ad essi, ci sono tanti avvocati più adatti di me ad essere il tuo avvocato di fiducia.

2. Natura dei criteri

I criteri che io propongo non possono essere applicati barrando una tra due caselle: “Sì” e “No”. Per ognuno di essi, il giudizio potrebbe invece essere espresso indicando un valore in una scala. Se usiamo una scala da 1 a 10, per esempio, può capitare che un avvocato sia valutato 1 in base ad un criterio, e 10 in base ad un altro. Probabilmente ci sono criteri più importanti di altri, ma non mi prendo la responsabilità di una gra­duazione tra di essi. Escluderei comunque dalla scelta un avvocato che ha valutazioni molto basse in base ad alcuni criteri, anche se eccelle secondo altri. Nessuno è perfetto, ma gravi imperfezioni sono difficili da digerire.

3. Il luogo

La maggior parte delle persone che hanno un avvocato un fiducia vivono nella stessa città nella quale egli ha il suo studio principale, o in un paese vicino. Indubbiamente questo comporta un vantaggio importante (quello di poter parlare faccia a faccia con l’avvocato), ma nell’era di internet, di Skype, dei voli low cost, la vicinanza fisica dell’avvocato non è più così importante, se sei una persona con un minimo di pa­dro­nan­za degli strumenti informatici. In particolare, se hai bisogno di una semplice consulenza, e sempre che ci tenga ad ottenere un buon rapporto tra qualità e prezzo, una ricerca su tutto il territorio nazionale sarà normalmente più fruttuosa di quella ristretta alla tua città o alla tua provincia. Io ad esempio ho la maggior parte dei clienti nella provincia di Cagliari, ma ho ed ho avuto anche clienti residenti in altre regioni; persino qualcuno straniero. Credo che lo stesso possano dire molti dei miei colleghi, soprattutto quelli più anziani.

4. La specializzazione

La maggior parte dei problemi legali sono abbastanza comuni, e possono essere affrontati decorosamente da un buon numero di avvocati. Sarebbe opportuno avere un avvocato di fiducia “generalista”, per così dire, al quale eventualmente affidare la scelta di un avvocato specializzato in una determinata materia (ad esempio: diritto commerciale, diritto dei contratti, diritto del lavoro, diritto della famiglia, eredità, responsabilità civile, rapporti di vicinato, tutela della proprietà e del possesso), ove fosse necessario. Una sorta di “avvocato di famiglia” (per analogia col medico di famiglia), preferibilmente civilista, il quale potrà indirizzarti dallo specialista in tutti i casi nei quali ciò appaia consigliabile. Se hai un problema di commercio di lana caprina, e vuoi avere il massimo esperto vivente di tale materia, sappi che difficilmente lo scoverai con Google. Uno può anche scrivere sul proprio sito web che è il massimo esperto vivente di commercio di lana caprina, ma non è mica detto che sia vero. Un avvocato è in grado di saperlo meglio di te. Fìdati!

5. L’età (anagrafica e professionale)

Nel sito web del Consiglio Nazionale Forense c’è un archivio, liberamente con­sul­tabile da tutti, dove si trovano i dati essenziali di tutti gli iscritti agli albi degli avvocati italiani. Ciò ti consentirà, tra l’altro, di conoscere per ciascuno di essi la data di nascita, quella di iscrizione all’albo, nonché quella dell’eventuale iscrizione all’albo dei cassa­zionisti. Tu certamente cerchi un avvocato dotato di una certa esperienza (preziosa in tutte le professioni, ma forse in quella forense più che in tutte le altre), cosicché scarterai a priori il giovincello iscritto all’albo da un paio d’anni (che si faccia le ossa con i suoi amici e familiari: poi magari se ne parla). L’esperienza naturalmente non dipende dalla semplice anzianità di iscrizione all’albo, però è difficile che un avvocato possa avere un’esperienza soddisfacente prima che sia passato qualche anno da tale iscrizione.

Credo però che siano da evitare anche gli avvocati troppo avanti con gli anni. Arriva un momento, nella vita di ciascuno di noi, nel quale la crescente esperienza non è sufficiente a compensare la perdita di capacità intellettive. Senza contare che l’avvocato anziano è meno motivato ad aggiornarsi, e questo lo rende a volte facile preda di un giovane famelico fresco di studi. Aggiungo che avere un avvocato di fiducia prossimo alla fine della carriera (e/o della vita) comporterà inevitabili seccature e/o rischi, specie quando gestisce affari di lunga durata come sono normalmente le cause in Italia. Se proprio devi affidarti ad un vecchietto, scegline almeno uno che non stia in uno studio da solo, in modo che qualcuno possa evitare che la tua causa sia compromessa da un’improvvisa scomparsa del difensore.

6. La disponibilità

Se ti accorgi che il tuo avvocato è troppo impegnato, che non ha mai tempo per te, ha il telefono sempre occupato, non risponde tempestivamente alle email, non ti richiama quando lasci detto, arriva in ritardo agli appuntamenti, scappa a gambe levate.

E’ prevedibile che un avvocato di media anzianità sia discretamente impegnato, ma, quando questo gli impedisce di occuparsi convenientemente dei tuoi affari, non merita la tua fiducia. Non devi pretendere di essere al centro del suo universo (salvo che tu sia, e di gran lunga, il suo principale cliente), ma neanche accettare di essere trattato come una nullità cosmica. Anch’io mi comporto così con i miei tanti fornitori. Sono comprensivo delle esigenze altrui, ma se mi accorgo di non contare nulla, cambio fornitore. Ce ne sono sempre tanti, in tutti i campi, compreso il mio, e cercando con un po’ di pazienza troverai quello che fa al caso tuo.

7. L’onestà

A nessuno piace essere imbrogliato. Eppure molti di noi sono imbrogliati ogni giorno, e capita anche che qualcuno sia imbrogliato da un avvocato disonesto. Questo non è poi così difficile, perché gli avvocati hanno tra i propri strumenti professionali la tecnica della persuasione. So che a qualcuno non dispiace l’idea di avere un avvocato disonesto (in genere l’espressione usata è meno elegante), ma ricorda che l’avvocato disonesto quasi sempre sarà tale anche col suo cliente.

Descrivo solo un paio di sintomi che dovrebbero indurti a dubitare dell’onestà di un avvocato.

Il primo è la mancanza di prudenza. L’avvocato dice che «si vince sicuramente», che «gli rompiamo le ossa» (all’avversario), etc.

Molte persone si sentono indifese davanti a certi problemi e hanno bisogno di essere rassicurate. L’avvocato poco onesto approfitta di questa debolezza raccontando la favoletta che loro vogliono sentirsi raccontare, e alla quale sono portate a credere.

In realtà nel diritto non c’è nulla di sicuro. La verifica giudiziale delle tue ragioni sarà sempre piena di insidie, magari le tue ragioni non sono così nitide, oppure l’avvocato le spiega male, o semplicemente il giudice non le capisce. Perciò l’esito di un giudizio non è mai scontato, cosicché chi presenta un processo come una passeggiata di salute, anziché come il percorso tortuoso e difficile che è, deve essere considerato alla stregua di un ciarlatano, ed evitato come la peste.

Il secondo sintomo è collegato al primo: la litigiosità. L’avvocato che vuole subito fare causa, che non spende abbastanza tempo a verificare le possibilità di una buona transazione, che ti invita a ricorrere immediatamente al giudice per recuperare un credito, senza nemmeno porsi il problema della solvibilità del debitore, di regola è uno ansioso di incassare i tuoi soldi anziché di fare i tuoi interessi. Se tu sei già litigioso di tuo, e vai da un avvocato di questo tipo, sei del gatto. Ti precipiterai felice incontro al tuo destino, sino al momento del brusco risveglio. Evitare come sopra.

Il terzo sintomo è l’evasività riguardo al compenso. Se ti dice: «Non si preoccupi», oppure «vediamo alla fine», etc., quasi certamente alla fine ti presenterà un conto notevolmente superiore alle tue attese, e alle tue rimostranze diventerà antipatico, e se tardi a pagare sarai oggetto delle sue sgradite attenzioni. Meglio chiedere il preventivo, sempre, preferibilmente scritto (basta un’email), e se l’avvocato nicchia ancora, cam­bia­re aria. Solo quando conosci l’avvocato da tanti anni e hai potuto sperimentare più volte la sua probità, puoi accettare serenamente, almeno per gli affari di scarsa importanza, di rimandare alla fine l’accordo sul compenso.

8. Il sito web

Credo di averti detto non tutto ma le cose più importanti riguardo ai criteri per scegliere un avvocato, e per scegliere di tenerlo dopo averlo scelto.

Concludo segnalando che oggi molti avvocati hanno un sito web. Se si sta valutando un certo avvocato, può essere utile controllare se ce l’ha, e in caso positivo dare un’occhiata al suo contenuto, il quale può dirti molto sul suo titolare.

Non è indispensabile per un avvocato avere un sito web. Ancora oggi il passaparola è lo strumento principale col quale si acquisiscono nuovi clienti. Il sito web è uno strumento informativo secondo me prezioso, però richiede tempo e denaro. Chi non è disposto a spendere l’uno e l’altro farebbe meglio a rinunciare allo strumento, piuttosto che presentarsi in modo sciatto come purtroppo fanno alcuni (troppi) miei colleghi.

Se leggi nel sito di un avvocato che egli segue i suoi clienti «con competenza e professionalità», ti consiglio di andare oltre. Sono cose che devono dire gli altri, non lui/lei, e comunque ci mancherebbe che esercitasse la professione in modo incompetente e dilettantesco.

Ti consiglio anche di diffidare di quelli che offrono la «prima consulenza gratuita», e facezie simili; nonché di quelli che ti costringono a compilare un modulo con i tuoi dati per poter accedere alla magnificenza del loro studio.

Nel primo caso, perché tradiscono un atteggiamento da commercianti più che da professionisti (la distinzione, secondo alcuni, non esiste o non dovrebbe esistere. Se tu la pensi così, vai pure da loro).

Nel secondo caso, perché si tratta di un modo per guardarti dall’alto in basso. Personalmente lo trovo abbastanza sgradevole. E’ vero che noi siamo tenuti ad identificare i nostri clienti, ma possiamo farlo tranquillamente dopo il primo contatto, stabilito nel modo più informale possibile. Tu mi mandi un’email all’indirizzo che trovi ben evidenziato nel mio sito, e siccome sei una persona a modo, ti firmerai, ed io saprò con chi ho a che fare. Se non dovessimo fissare un appuntamento per incontrarci di persona, potrei chiederti la copia di un tuo documento di identità, e questo è tutto. Sono un avvocato, non un fruttivendolo ma nemmeno Moloch.

Questa, almeno, è la mia filosofia.