Due giorni da leone

Due giorni da leone

Gabriele Turchetti lavorava in fonderia, in provincia di Milano.

Divideva la sua vita tra il faticoso lavoro e i problemi della famiglia: una moglie depressa e due figli arroganti privi di ambizioni, se non quella di vivere il più possibile alle sue spalle.

La sua unica passione erano gli scacchi.

Un giorno si accorse che non gli importava di morire. Anzi, sarebbe stato un sollievo. Decise che aveva bisogno di una botta di vita, oppure di uccidersi.

Nella rivista di scacchi alla quale era abbonato lesse che ci sarebbe stato un torneo semilampo a Taormina, la settimana successiva. Quattro partite il  sabato pomeriggio e quattro la domenica mattina.

Senza pensarci un attimo, si iscrisse, e programmò il viaggio. Andata col treno Frecciarossa. Partenza il venerdì dalla stazione di Milano Centrale alle 20:05, arrivo a Taormina il giorno successivo alle 13:49. Ritorno con un volo low cost da Catania, che partiva domenica a fine giornata.

Arrivò giusto in tempo per l’inizio del torneo.

Ebbe un inizio sfolgorante, vincendo tutte le quattro partite del sabato.

La domenica partì con slancio, vinse le prime due partite, pattò la terza, nell’ultima partì bene ma poi ebbe il crollo che gli costò il primo posto.

La notte, mentre stava per abbandonare la Sicilia, ebbe un attimo di malinconia, pensando che la mattina dopo lo attendeva la solita fonderia.

In aereo, però, si rese conto che quei due giorni scarsi gli avevano restituito la voglia di vivere.

«Ne avevo proprio bisogno» pensò, e chiuse gli occhi, felice.

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