Guardia medica

Guardia medica

In un afoso pomeriggio di luglio, Francesco, un bambino di quattro anni e mezzo, scivolò su uno scalino mentre rincorreva la piccola Alice. Si rialzò prontamente, ma sentiva un fastidio al mento. Istintivamente si toccò, e si trovò la mano imbrattata di sangue.

Tre ore dopo suo padre, tornando a casa, lo trovò sdraiato sul divano, lo sguardo abbattuto, che pareva quello di un moribondo. Gli ci volle poco per capire che il povero Francesco aveva bisogno di un paio di punti di sutura. La cosa ovviamente lo mise di cattivo umore, perché significava che si sarebbe dovuto sobbarcare un doppio strazio: andare alla guardia medica, magari fare una lunga fila, e quindi assistere alle sofferenze del figlioletto.

Decise di andare subito. La guardia medica avrebbe dovuto aprire mezz’ora dopo: arrivando prima avrebbe verosimilmente evitato la fila.

Alle 19:45 erano davanti alla porta sbarrata. Erano i primi della fila. Il padre dovette inventarsi un paio di storielle per distrarre Francesco nell’attesa; il che ovviamente fece distrarre anche lui.

Il medico parcheggiò davanti all’ambulatorio alle 20:05.

Non fece una bella impressione al padre di Francesco: grasso (quasi obeso), età avanzata, due fondi di bottiglia a mo’ di occhiali.

Ricordò al padre di Francesco che nelle guardie mediche, a rigore, non si sarebbero dovuti applicare punti di sutura: per questo occorreva andare al pronto soccorso (ovviamente in codice bianco, attesa media di sette ore).

Il padre di Francesco però non ebbe tempo nemmeno di rabbrividire al pensiero, perché, mentre diceva questo, il medico stava togliendo dall’armadio l’armamentario per applicare i punti.

Francesco fu istruito accuratamente su come gestire il dolore: doveva soffiare, soffiare continuamente a più non posso.

Il primo punto fu straziante. Malauguratamente, il medico tirò troppo il filo, facendolo uscire, dopo tutta la fatica fatta per farlo entrare.

Francesco era provato, il padre era diviso tra rabbia e scoramento.

Alla fine furono necessari tre buchi nel mento di Francesco per poter mettere due punti di sutura.

Padre e figlio uscirono trionfanti dalla guardia medica, attirandosi l’invidia delle tre persone che nel frattempo si erano messe in coda: il padre con evidente sollievo, il figlio con un malcelato orgoglio per il cerottone sul mento, che gli avrebbe dato occasione di mirabolanti racconti nei giorni successivi, con le maestre e i compagni dell’asilo.

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