Il benzinaio

Il benzinaio

Sulla soglia dei settant’anni Piero Aramu, un uomo mite affetto da diabete e da un malanno che gli faceva trascinare la gamba destra, continuava a fare il benzinaio per dodici ore al giorno.

Gli davano 1.100 euro al mese, in nero, con i quali poteva permettersi di far frequentare alla figlia la facoltà di architettura di un’università della penisola. A lui, per vivere, bastava la sua misera pensione di bracciante.

Una sera si presentarono nel distributore due ragazzi incappucciati, che pretendevano di riscuotere l’incasso della giornata in luogo del padrone.

Erano entrambi muniti di pistola, che gli sventolavano sotto il naso mentre gli intimavano di consegnare il denaro.

Piero si accorse che una delle due pistole era un giocattolo, ed istintivamente l’afferrò, strappandola al suo detentore.

Era proprio una pistola giocattolo.

L’altra però non lo era: Piero lo capì quando sentì lo sparo, e un dolore acuto all’addome lo avvertì che era stato colpito.

Perse rapidamente molto sangue. Vide i due aspiranti rapinatori che, dopo un attimo di sbigottimento, risalivano sul ciclomotore col quale erano arrivati e si allontanavano in gran fretta, dimenticandosi del denaro.

Si sdraiò in terra, e la sua consapevolezza di essere sul punto di morire lo riempì di amarezza.

Si sentiva colpevole nei confronti della figlia, la quale veniva così privata della possibilità di prendere quella laurea che aveva tanto desiderato, e non avrebbe forse fatto nemmeno in tempo ad arrivare per il suo funerale.

Lo trovarono già morto, con la bocca aperta e gli occhi sbarrati.

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