Il cane e il colonnello

Il cane e il colonnello

Il sole volgeva al tramonto, quell’assolato 7 agosto di tanti anni fa, quando il colonnello Franz Ziereis, già comandante del campo di concentramento di Mauthausen, erroneamente ritenuto morto il 23 maggio 1945, passeggiava tranquillamente lungo la Rambla di Montevideo.

Ad un tratto, il feroce abbaiare di un cane lo fece raggelare.

Si girò e vide un bell’esemplare di pastore tedesco, come quelli che egli, ai bei tempi, soleva far aizzare dai suoi soldati contro gli ebrei fuggitivi.

Gli sfuggì un lieve sorriso, mentre un ragazzo dal colorito olivastro si affannava inutilmente a cercare di tranquillizzare il cane.

L’animale sembrava avere una gran voglia di azzannarlo. Il colonnello lo guardò freddamente, poi esclamò: «Weg!».

Dopo un attimo di sorpresa, il cane continuò ad abbaiare più forte di prima, e cercò di forzare il guinzaglio per corrergli incontro.

Il ragazzo cercò di rassicurare il colonnello, dicendogli: «Tranquilo señor, él no muerde».

Il colonnello assentì con la testa, ma nel frattempo la sua mano scivolò all’interno della giacca. Ne estrasse una pistola Walther P38, sua compagna di tante battaglie, per così dire, e mise il colpo in canna.

ll ragazzo sbiancò, lasciò andare il guinzaglio, e scappò via.

Il cane si fermò un attimo, quasi stupito della sua inattesa libertà, e corse incontro al colonnello. Si accasciò davanti ai suoi piedi, sanguinante, dopo essere stato colpito in tre punti, di cui due vitali.

Il colonnello rimise con noncuranza la pistola nella fondina, guardò il cane con disprezzo, ed infine saltò sulla sua testa a piedi uniti, frantumandogli la mandibola.

Gli scappò ancora un «Das war nicht der geeignete Moment!», e se ne andò con lo stesso passo da novantenne a passeggio nella Rambla.

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