Il fratello manicheo

Il fratello manicheo

L’aspirante rabbino Eliah W. rimase vittima della sua concezione manichea della vita quando, morto suo fratello in un attentato suicida di un adolescente palestinese, ritenne di far pagare quella morte ad innumerevoli palestinesi, che non avevano altra colpa che quella di condividere la nazionalità dell’assassino di suo fratello.

Prese l’abitudine di girare in borghese per i vicoli della città di G., ove vivevano numerosi palestinesi, e, adocchiatone uno, di seguirlo ostinatamente sino a trovarsi solo con lui in un tratto di strada deserto. A quel punto estraeva un temibile stiletto, col quale infliggeva varie ferite al malcapitato, almeno una delle quali risultava mortale.

La sua ventottesima vittima gli fu fatale. Pur colpito a morte, l’uomo estrasse una pistola e gli sparò addosso alcuni colpi, uno dei quali gli recise la carotide.

Ventotto anni e ventotto omicidi, Eliah W. se ne andò così a fare compagnia al suo povero fratello.

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