Il recidivo

Il recidivo

Dino Carenzi sapeva bene che la sua situazione era difficile; però non immaginava quanto sarebbe stato dura, per lui, una volta completata la rovina economica.

La moglie lo lasciò, prostrata da quell’andirivieni di ufficiali giudiziari; e persino il suo cane sembrava meno affettuoso con lui.

Decise di risollevarsi con un bel colpo in banca, pistola alla mano.

Naturalmente lo presero e fu condannato a sette anni di reclusione. Non fece appello, cosicché la condanna divenne definitiva e fu incarcerato.

In carcere si ambientò bene, nonostante avesse a che fare con persone di cultura assai modesta. Gli piaceva la schiettezza di espressione della maggior parte dei suoi compagni di sventura, tutti sfortunati come lui, qualcuno improbabile nella veste di carcerato, altri con quel destino scritto sul volto.

Quando uscì, aveva fatto amicizia con una decina di brutti ceffi. Creò con loro un’impresa di recupero crediti, che in capo ad un anno divenne fiorente.

Purtroppo finì di nuovo in carcere, con una brutta accusa di tentata estorsione.

Stavolta la prese male, non ci pensò due volte ad infilarsi in testa una busta di plastica e a farla finita.

Non aveva mai amato i fronzoli.

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