Il senatore corrotto

Il senatore corrotto

Il Senatore De Porcello contava avidamente i soldi contenuti nella valigietta che gli era stata appena consegnata.

Non gli era sembrato signorile contarli davanti all’emissario, e aveva dichiarato di fidarsi.

In realtà non si fidava affatto, ma voleva godere in solitudine il piacere del conteggio.

C’erano tutti: trecentomila euro.

Il senatore provò una sensazione di beatitudine, mentre guardava quel bel cumulo di banconote, e pensava agli ulteriori cinquecentomila euro che gli sarebbero stati consegnati subito dopo l’insediamento del governo Bertazzoni.

Governo che stava per ricevere la fiducia delle camere, grazie anche al voto del senatore De Porcello.

In quel momento un pensiero molesto attraversò la sua mente: e se non gli fosse stato versato il saldo? Sarebbe stato in grado di forzare il pagamento, facendo pervenire un avvertimento allo staff del presidente Bertazzoni? Provò a convincersi del fatto che non si trattasse di un vero problema: come poteva pensare che, con tutto quello che c’era in gioco, si mettessero a fare i furbi per un misero mezzo milione?

Però il dubbio gli restò. In quel momento si pentì amaramente di aver accettato la prima proposta che gli era stata fatta: 300 subito e 500 dopo. Avrebbe dovuto dire: no, 500 prima e 300 dopo. No, meglio ancora: 500 prima e 500 dopo, un milione tondo e tutti contenti. Male che vada si sarebbe goduto mezzo milione, e sarebbero stati gli altri a stare in ansia, sino a quando non fosse stata votata la fiducia.

Fu così che la gioia del senatore De Porcello per essersi venduto bene fu offuscata per tutto il giorno dal sospetto che in realtà avrebbe potuto vendersi meglio.

Solo dopo una lauta cena e mezzo litro di quello buono riuscì ad andare soddisfatto a letto, dove dormì il sonno del giusto.

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