Il sultano

Il sultano

Bruno lavora da più di vent’anni come direttore di un supermercato in un paese.

E’ un bell’uomo, piccolo ma affascinante.

Tutte le cassiere del suo supermercato gli hanno concesso le loro grazie, nonostante siano tutte sposate.

E continuano a farlo: chi per il piacere, chi per timore di perdere piccoli favoritismi che Bruno concede a chi gli si concede.

Sono sei, e Bruno le gratifica a rotazione, una al giorno. In genere al termine del turno serale, ne chiama una nella sua stanza, e fa quello che deve fare, in modo energico, come piace a lui e alla maggior parte di loro. Poi torna a casa bello pimpante.

In paese più o meno tutti lo sanno, e perciò Bruno si è guadagnato il soprannome di ‘sultano’. Le ragazze del paese che non vogliono far parte del suo harem evitano di chiedere l’assunzione nel suo supermercato, sanno che sarebbe molto complicato per loro dire di no.

Accade però che arriva una ragazza di un paese vicino, che ha appena avuto una bambina. Ha bisogno di lavorare, e non sa nulla del sultano locale.

È molto carina, e Bruno desidera ardentemente includerla nell’harem, ed anzi farne la sua perla.

Lei però resiste, e quando Bruno capisce che il suo fascino non fa breccia, diventa sgradevole. Le assegna i turni peggiori, la mette in castigo. Una sera perde la testa e le mette le mani addosso. Lei si divincola, e fugge terrorizzata.

Dopo averci pensato su tutta la notte, rinuncia a parlarne col marito e a denunciare il fatto. Va dal padrone del supermercato a chiedere giustizia. Spera che Bruno sia licenziato, o almeno redarguito in modo convincente, in modo che non ci provi più.

Francesco, padrone settantenne, ascolta attentamente il racconto della ragazza.

Alla fine resta in silenzio, sino a quando non si lascia andare ad un profondo sospiro.

«Allora?» dice lei.

«Mi dispiace ragazza mia», dice Francesco.

«Bruno è così, gli piacciono troppo le donne. Ma a me non me ne importa niente. A me interessa che non gli piacciano i soldi. È l’unico che non mi ha mai derubato. L’unico del quale mi posso fidare. Non posso farne a meno».

Mentre lei lo guarda incredula, Francesco prosegue: «Facciamo così. Domattina torni qui con una lettera di dimissioni, e la firmi davanti a me. Io ti do cinquemila euro in contanti, e in più ti pago lo stipendio di questo mese e la liquidazione. Ti cerchi un altro lavoro e siamo tutti contenti».

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