La licenza

La licenza

Antonio Melis concluse la scuola carabinieri che aveva appena compiuto 21 anni.

Ottenuti gli alamari, fu destinato al battaglione carabinieri Sardegna, ove prese servizio alla fine di giugno, col grado di carabiniere ausiliario.

Un suo compagno di corso, fervente militarista, gli propose di fare, insieme a lui, domanda per essere ammesso all’accademia militare di Modena.

Antonio non aveva alcun interesse per la carriera militare. Decise tuttavia di presentare la domanda, perché l’amico gli aveva riferito che i militari in servizio ammessi alla prova scritta avevano diritto a trenta giorni di licenza, allo scopo di prepararsi ad essa. Grasso che colava.

Il carabiniere Melis superò senza difficoltà la prova psico-attitudinale, fu ammesso alla prova scritta, ed ebbe l’agognata licenza.

In quei trenta giorni si godette la sua libertà conquistata insperatamente, e pensò a come farsi bocciare nella prova scritta.

Il tema aveva ad oggetto l’alternativa tra esercito di leva ed esercito professionale. Antonio perorò la causa del secondo, e si divertì ad esporre opinioni pesantemente antimilitariste.

Impiegò appena due delle quattro ore concessegli, consegnò il compito compilato direttamente in bella, e prima di andare via si trattenne al circolo ufficiali per consumare un cappuccino. Stava andandosene via, quando il barman lo chiamò, e gli ricordò che doveva ancora pagare. Antonio fece un cenno come se si fosse trattato di una sbadataggine. In realtà non si era posto il problema: pensava che la consumazione fosse compresa nel prezzo della seccatura di essere andato lì quella mattina.

Se ne andò comunque soddisfatto, pensando di essersi guadagnato un voto certamente inferiore a quello che consentiva l’ammissione al tirocinio di due mesi nella sede dell’Accademia, cioè diciotto trentesimi.

Circa due settimane dopo, quando ormai non pensava più alla questione, il suo comandante di compagnia lo convocò nel suo ufficio, e gli comunicò che aveva superato la prova col voto di ventiquattro trentesimi.

Gli toccò partire.

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