La pescata di Hattrick

La pescata di Hattrick

Non c’erano ragioni perché l’avvocato Gennaro Sansone passasse sull’asse mediano, quella notte, a quell’ora. Avrebbe potuto più facilmente e più comodamente passare per il centro della città, e soprattutto passare due ore prima. Ma aveva deciso di trattenersi con gli amici sino alle due per assistere in diretta alla promozione del giocatore dalle giovanili. Tutte ciofeche, tranne per il solito Riccardo, fortunello del gruppo, che pescò un 17enne eccellente in attacco e buono in passaggi.

Si sprecarono i commenti, su quella fortuna esagerata, quasi irridente. Alla fine si fecero le quattro, e, complice qualche birra supplementare, Gennaro se ne andò a casa molto tardi, e quasi barcollante. Forse, se non fosse stato così ubriaco, non avrebbe trovato il coraggio di fermarsi quasi in mezzo alla strada, quattro frecce lampeggianti, per vedere che cosa fosse il fagotto situato nei pressi del guardrail.

Si trattava di un neonato, ormai livido per il freddo, che sarebbe sicuramente morto se, nel giro di un quarto d’ora, non fosse stato portato da un Gennaro improvvisamente tornato lucido, trafelato, al pronto soccorso dell’ospedale Brotzu, dove fu recuperato alla vita che sembrava ormai averlo perso.

In seguito, Gennaro fu molto lodato per quel suo intervento, e qualche giornalista volle intervistarlo. Egli si negò, e passò da modesto, ma in realtà, da persona sincera qual era, sapeva che si sarebbe sentito in imbarazzo a spiegare che quella salvezza insperata era legata ad una pescata fortunata, in un gioco on line semisconosciuto chiamato — chissà perché — Hattrick.

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