La stazione

La stazione

Anna Maria Campolieti non lo sapeva, ma quel sabato mattina il treno sul quale viaggiava era puntuale come al solito. Alle 9:17 entrò pigramente nella stazione di Dolianova.

Anna Maria pensava ancora alla vecchia zia Amalia, che aveva appena seppellito a Mandas. Quando era morta, non si vedevano da più di vent’anni. Perciò Anna Maria ancora non si capacitava del fatto che la vecchietta l’avesse nominata erede universale, lasciandole case e terreni per un valore imprecisato ma notevole, e soprattutto buoni poliennali del tesoro per due milioni e mezzo di euro.

Mentre il treno rallentava per fermarsi, l’attenzione di Anna Maria fu attirata da due singolari figure di persone sedute all’inizio della banchina, nell’atteggiamento di chi aspetta il treno non per prenderlo, ma solo per guardarlo. Si trattava di un bambino di circa due anni, con una grande testa piena di boccoli, e di un uomo di mezza età, ma dall’aspetto giovanile, che probabilmente ne era il padre, anche se avrebbe potuto esserne il nonno. Si alzarono all’unisono appena il treno gli fu passato davanti, e corsero lungo tutta la banchina, in modo da porsi di fianco al treno che si era appena fermato.

Salirono due persone, e il treno si accingeva a ripartire.

Anna Maria tirò giù il finestrino e vide il bambino che agitava la manina. Lei rispose intenerita a quel gesto, anche se non era rivolto a lei. Ne fu certa quando udì distintamente il bambino pigolare: «ciao ciuciù!».

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