La tragedia delle notifiche. Proposta di uno che passa per strada

La tragedia delle notifiche. Proposta di uno che passa per strada

Oggi ho ricevuto la visita della guardia di finanza.

Nulla di terrificante: mi hanno notificato un avviso di conclusione delle indagini nei confronti di alcuni miei assistiti.

E’ incredibile il tempo che hanno perso per questo adempimento. Hanno ovviamente dovuto predisporre le relazioni di notifica, telefonarmi per concordare un appuntamento nel mio studio, venire qui in piazza del Carmine, trovare parcheggio, salire da me, e si sono trattenuti una decina di minuti per consegnarmi gli avvisi e farmi firmare una ricevuta.

Mentre facevano tutto questo, pensavo che forse non è un caso se siamo un paese con un’evasione fiscale da record. Se la forza di polizia che si occupa di scovare gli evasori deve sprecare tanto tempo per un banalità come questa delle notifiche, ovviamente ne avrà di meno per perseguire il suo scopo principale.

Il problema però è più generale: in Italia ogni anno si fanno milioni di notifiche, in materia civile, penale, amministrativa, tributaria. La contestazione di una violazione del codice della strada, per esempio, va notificata, e di regola la notifica si fa per posta, con la classica busta verde che fa diventare subito bianco il destinatario di essa, prima ancora di aprirla. Scorrono milioni di euro in spese postali e in retribuzioni di pubblici dipendenti che devono predisporre le notifiche. Si consideri che il sistema è molto garantistico nei confronti di coloro ai quali gli atti vanno notificati. Se il postino non li trova, lascia un avviso nella cassetta delle lettere e spedisce una seconda raccomandata per avvisare che l’atto è depositato presso l’ufficio postale. Scorrono altri denari. Non parliamo dell’ipotesi in cui il destinatario non risulti all’indirizzo della spedizione.

Io credo che sarebbe arrivato il momento, in un paese che pretende di essere moderno, e che ha bisogno di economizzare risorse sempre più scarse, di modificare radicalmente un sistema di notifiche che nel suo nucleo essenziale è regolato dal codice di procedura civile, approvato con regio decreto 28 ottobre 1940, n. 1443.

Faccio la mia banale proposta, che cercherò di diffondere per quanto possibile con metodi telematici.

Al momento della nascita, io attribuirei ad ogni cittadino, oltre al codice fiscale, una casella di posta elettronica certificata, gestita dallo Stato, senza costi per il cittadino.

L’indirizzo dovrebbe essere scritto nella tessera del codice fiscale, e ovviamente dovrebbero essere date a tutti cittadini le informazioni necessarie per poter accedere alla propria casella di posta elettronica certificata. Questo indirizzo dovrebbe essere utilizzato per qualsiasi notifica da parte di qualunque pubblica amministrazione, e dovrebbe essere vietata qualunque forma di notifica alternativa.

Poiché non tutti i cittadini hanno un computer o uno smartphone, occorrerà organizzare un sistema tale che consenta a tutti, senza sostenere alcuna spesa, di controllare periodicamente la propria casella di posta elettronica certificata. Ad esempio, alcuni computer destinati a questa incombenza nei comuni e nelle circoscrizioni dei grandi comuni. Si potrebbe anche prevedere, per chi lo desidera, un sistema di avviso mediante SMS di un’avvenuta notifica via pec. Ciò comporterà ovviamente una spesa non trascurabile, ma immensamente inferiore a quella che viene sostenuta col sistema di notifiche attuale.

E’ una cosa banale, se vogliamo, ma si può realizzare in un tempo ragionevole e consente di ottenere risultati importanti.

Incidentalmente, è anche il modo più rigoroso di tutelare la privacy dei cittadini, che magari non hanno piacere di subire il ghigno beffardo del postino che gli recapita la busta verde.

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