La vecchia e il passeggino

La vecchia e il passeggino

Come di consueto, quel sabato mattina l’avvocato Gennaro Sansone accompagnò due figli a scuola, mentre il terzo, ancora troppo piccolo anche solo per la scuola materna, se lo portò dietro col passeggino al supermercato.

C’era l’usuale affollamento del sabato mattina.

Gennaro passò davanti al banco dei salumi, nel tentativo di raggiungere quello del pane. Dovette fermarsi, perché il blocco compatto delle persone che anelavano a due etti di mortadella non gli consentiva di passare con l’ingombrante passeggino. Fu allora che una vecchia, arretrando senza guardare, andò ad infrangersi con una caviglia sul passeggino del figlio di Gennaro. L’impatto dovette essere doloroso, perché la donna lanciò un’imprecazione. Gennaro, che non aveva alcuna responsabilità dell’accaduto, si scusò, ma approfittò del varco che si era creato per raggiungere il banco del pane. Mentre sceglieva il suo pane preferito, sentì la vecchia che rimuginava con una sua compagna di fila, ed infine se la ritrovò alle spalle. Ella si lamentò dell’accaduto, ed esibì la sua caviglia sformata dal tempo e dalle vene varicose. Gennaro la guardò con compassione. Pensò che sua madre, se fosse stata viva, avrebbe avuto grosso modo l’età di quella donna. Sarebbe stato suo diritto insolentire la vecchia, la quale non aveva titolo a lamentarsi se non del proprio comportamento imprudente. Capì però che la donna non reclamava risarcimenti, ma una consolazione. E così, con la sua voce vellutata da vecchia volpe del foro, si profuse in espressioni di rincrescimento, sino a che la vecchia, appagata, non si allontanò.

Gennaro potè così dedicarsi di nuovo alla scelta del pane. In quel momento un commesso abbandonò il banco solo per potergli bisbigliare: «ce ne sono di vecchie rompicoglioni, eh?».

Gennaro sorrise, alzò le spalle e disse: «bisogna avere pazienza».

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