L’avvocato sbagliato

L’avvocato sbagliato

Gli avvocati in Italia sono troppi.

Oppure: ci sono troppi avvocati in Italia.

Questo è diventato un luogo comune, col quale si vorrebbero spiegare, almeno in parte, i mali della giustizia.

Il ragionamento è apparentemente convincente: gli avvocati sono tanti >> tra loro c’è una forte concorrenza >> per campare gli avvocati sono costretti ad indurre i clienti ad accedere al sistema giudiziario anche quando non sarebbe utile ed opportuno >> il sistema giudiziario viene ingolfato da processi promossi non nell’interesse di chi li promuove.

Onestamente non so se gli avvocati siano tanti o troppi.

Sicuramente sono molti di più di quelli che c’erano quando io sono diventato avvocato: circa il quadruplo.

Non mi risulta che né la domanda di giustizia né il prodotto interno lordo dell’Italia siano cresciuti nella stessa misura nello stesso periodo. Ciò ha ovviamente comportato una diminuzione del reddito medio degli avvocati, e un aumento della concorrenza tra loro (favorito anche dalla liberalizzazione delle tariffe).

A me pare che la crescita del numero di avvocati abbia portato alcuni benefici importanti per i clienti. E’ aumentata la possibilità delle persone di accedere ai servizi legali. Perché ci sono più avvocati, e perché costano meno. Questo è incontestabile, e credo sia un bene.

Il guaio è che la maggior parte dell’attività degli avvocati sfocia in attività giudiziaria.

Il sistema giudiziario, non sopportando il conseguente aumento di carico di lavoro (anche perché il numero dei giudici è rimasto costante, e il restante personale è addirittura in diminuzione), ha reagito aumentando i costi di accesso alla giustizia. Una volta le cosiddette spese vive erano trascurabili, oggi sono invece una parte importante del costo. L’effetto della diminuzione del costo delle prestazioni degli avvocati è stato almeno in parte contrastato dall’aumento del costo di accesso alla giustizia. Questo ha in parte vanificato per il cliente gli effetti benefici del grande numero di avvocati. I clienti continuano a spendere tanto, ma una parte importante di quello che spendono finisce nelle casse erariali e non nelle tasche degli avvocati.

La crescita del numero di avvocati però ha anche effetti negativi, perché incide negativamente sulla qualità media degli avvocati e sulla loro propensione a tutelare gli interessi dei propri clienti anche a scapito dei propri.

Credo perciò che sia aumentata la probabilità per il cliente di incappare nell’avvocato sbagliato: quello impreparato, quello negligente, quello disonesto.

Questo è un problema del quale sento parlare poco. Il costo viene sopportato dai clienti, i quali vengono — spesso impunemente — spennati e/o danneggiati dall’avvocato sbagliato. Perciò è un costo, per così dire, occulto.

Mi chiedo allora se nell’ultimo quarto di secolo il bilancio complessivo per il cliente dei rapporti con gli avvocati sia migliorato o peggiorato.

Il cliente paga mediamente di meno all’avvocato, ma (quando la tutela dei suoi interessi richiede l’accesso al sistema giudiziario) paga molto di più a Pantalone, e corre maggiori rischi di finire in cattive mani. A fronte di questo, la risposta del sistema giudiziario continua ad essere lenta e spesso insoddisfacente.

Forse gli avvocati sono davvero troppi, nel senso che conviene a tutti che il loro numero diminuisca.

Allora però bisogna che chi può influire sul numero degli avvocati faccia una riflessione, e si assuma le sue responsabilità.

Perché gli avvocati saranno anche troppi, ma non è certo colpa loro.

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