Le tre bambine

Le tre bambine

Eravamo tre amiche, avevamo dodici anni e facemmo un patto: in qualunque parte del mondo ci fossimo trovate, il giorno di Natale di ogni anno ci saremmo incontrate, anche solo per pochi minuti, per scambiarci gli auguri e fare un brindisi particolare, con una cerimonia inventata da noi (nulla di speciale, per la verità, ma a noi sembrava una cosa curiosa ed eccitante). Noi consideravamo il giorno di Natale come il compleanno della nostra amicizia, e pensavamo che se non l’avessimo festeggiato la nostra amicizia sarebbe morta.

Non incontrammo difficoltà per più di dieci anni. Poi, a venticinque anni, una di noi sposò un capitano dei carabinieri, venuto in Sardegna per comandare una compagnia, e ripartito con la nostra amica Giuseppa (ma lei si vergognava un po’ di questo nome, e si faceva chiamare Giusy) un anno dopo il matrimonio, destinazione Padova.

Il nostro quindicesimo Natale insieme lo passammo a Roma, noi arrivate con la nave, Giuseppa col treno, dopo infinite discussioni col marito. Era il primo Natale che passavamo lontano dalle nostre famiglie.

Fortunatamente il marito di Giuseppa si rassegnò, gli anni successivi, a trascorrere il Natale in Sardegna. Superammo felicemente i trent’anni, ci sposammo anch’io e l’altra amica, Marcella, e rispettammo nondimeno il nostro patto senza sofferenza.

Tre volte la nostra cerimonia si svolse in un ospedale. Fui io la prima, a causa di un’appendicite, a costringere le altre due a farmi visita. Poi fu Giuseppa a farci ancora viaggiare, a Firenze, e festeggiammo il compleanno della nostra amicizia pochi giorni prima che nascesse il suo secondo figlio.

Il ventesimo Natale lo passammo in una clinica di Lione. Marcella si era ammalata di cancro al seno. Giuseppa ed io ci incontrammo la vigilia di Natale ed avevamo la morte nel cuore. Giuseppa aveva voluto passare da Lourdes, e portare con sé un po’ d’acqua “miracolosa” per la nostra amica, ma io ero convinta che quello sarebbe stato il nostro ultimo Natale.

Avevamo a lungo discusso, il giorno del nostro primo Natale, se, in caso di morte di una di noi, il patto sarebbe rimasto valido tra le altre due. Io dicevo di no, loro di sì, e nessuna di noi aveva mai cambiato idea da allora.

Il problema, però, era destinato a restare in discussione. Non so se fu l’acqua di Lourdes o se fu la forza della nostra amicizia, ma il miracolo avvenne. Marcella guarì e noi festeggiammo Marcella e numerosi altri Natali.

Il prossimo Natale sarà il cinquantesimo compleanno della nostra amicizia. Io credo che in fondo abbiano ragione i tanti amici e parenti che per tanti anni hanno criticato la nostra caparbia ostinazione nel voler rispettare quel patto di bambine, rimproverandoci di essere sempre rimaste tali.

Proprio così: abbiamo vissuto, siamo cresciute e siamo diventate donne adulte, ma con la ferma intenzione di conservare gelosamente dentro di noi quelle bambine, facendole rivivere per una volta ogni anno, il giorno della festa più bella dell’anno.

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