L’impaziente

L’impaziente

Dopo due ore di inutile attesa, iniziò a diventare nervoso. Spiegò all’infermiera che la caviglia gli faceva molto male, e che aveva bisogno di un intervento sollecito dei medici. L’infermiera prese a ripetere sciattamente la solita tiritera sulle priorità negli interventi in un pronto soccorso, ma dovette apparirgli leggermente offensiva, o forse egli aveva esaurito la sua pazienza, perché, ad un certo momento, la colpì senza preavviso con un violento pugno sul naso. Lei, sbigottita ed anche un po’ stordita, arretrò di qualche passo, mentre i pazienti in fila assistevano con gusto alla scena. Il naso le sanguinava copiosamente. Chiamò aiuto. Arrivarono due medici, un uomo e una donna, i quali, incoraggiati dall’aspetto dimesso di lui, presero ad inveire, blaterando sulla follia e sull’ingratitudine umana. Alla fine arrivarono due poliziotti, chiamati da chissacchì. Egli spiegò che aveva agito in quel modo perché il dolore era diventato insopportabile, etc. Uno dei poliziotti, meno comprensivo, lo stese con una poderosa manganellata sulla nuca. Così riusci a farsi visitare e financo a farsi fare le lastre. Fu ricoverato, ancorché piantonato, e divenne il beniamino dei suoi compagni di stanza. Le infermiere, tuttavia, lo trattarono molto freddamente per tutta la sua permanenza in ospedale.

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