L’ultima lezione

L’ultima lezione

La mattina dell’ultimo giorno della sua vita, Gino M. sapeva che avrebbe ricevuto la visita di suo figlio Fabio. Il più giovane, e l’unico che vivesse vicino all’ospedale.

Gino si fece la doccia e cominciò pigramente a radersi, quando Fabio arrivò, prima del previsto. Lo pregò di attendere accanto al letto, mentre egli terminava, e gli chiese notizie sul suo nuovo lavoro.

Fabio raccontò di malavoglia. Dal padre aveva ereditato una sorta di pudore nel racconto delle sue vicende personali. Sembrava quasi gli dispiacesse impiegare il tempo dell’interlocutore su un tema così insignificante.

Fabio temeva che il padre sarebbe morto durante l’intervento del pomeriggio. Gino invece lo sapeva. Gli disse alcune cose importanti da tenere a mente per il futuro, poi si guardarono negli occhi e proseguirono a parlare, cercando di ingannarsi a vicenda.

Quando Gino fu definitivamente scontento di quella pantomima, guardò negli occhi il figlio, con gli stessi occhi con i quali, quando Fabio era bambino, cercava di impartirgli lezioni di virilità, in un senso non triviale del termine.

Fabio allora capì, si avvicinò al padre e si lasciò abbracciare.

«Addio Fabio, sursum corda!», disse Gino, e diede una pacca sulla spalla del figlio, invitandolo ad andarsene.

1 commento

  • Lucky ha detto:

    Che dire…, in poche righe, come se avessi letto un libro intero. Lucky

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