Il vecchio

Il vecchio

Compiuti settant’anni, Mario Kruger decise che avrebbe proseguito ad occuparsi dei suoi acciacchi in una casa di riposo immersa nel verde, nelle campagne di Brema.

Fu così che conobbe un uomo singolare, magro, molto più anziano di lui, ancora con molti capelli, bianchissimi, e la schiena diritta, nonostante l’aspetto stanco. Gli capitò di incrociare lo sguardo di quest’uomo, di veder scintillare i suoi occhi azzurri, e la curiosità ebbe il sopravvento…

Non fu facile farlo parlare, ma alla fine quell’uomo, cortese ma taciturno, gli raccontò la sua storia. Mario volle annotare i passaggi essenziali di quella storia, usando le parole del protagonista di essa.

«Ho vissuto per cinquant’anni esatti con una donna meravigliosa. Posso dire che in questi cinquant’anni ci sono stati eventi dolorosi, come càpitano in tutte le vite normali, e sicuramente molti eventi fastidiosi, ma io non ricordo un solo giorno nel quale il fastidio, o anche il dolore, abbia prevalso sulla gioia che mi veniva da lei, dai suoi occhi… Già, i suoi occhi. Chi non ha mai visto il suo sguardo, non potrà mai capire. Io non proverò nemmeno a spiegarle. Faccia conto che, se Lei avesse visto quegli occhi, avrebbe detto: ecco gli occhi di un angelo!

Beh, lo scorso anno quegli occhi si sono spenti.

Insieme a loro si è spenta la mia vita. Se Lei oggi parla con me, qui, è solo perché lei, mentre stava per volare in cielo, mi ha detto: «prenditi dalla vita ancora tutto quello che può darti. Poi vieni da me, io ti aspetterò…».

Ora io mi dedico molto alla lettura, come ha visto, perché i libri sono una delle poche cose che ancora mi danno un briciolo di piacere. Però Lei capirà che, dopo cinquant’anni di vita speciale, vissuti con un angelo, non mi posso adattare a questa vita così banale, così uggiosa. Io riprenderò a vivere quando la mia vita sarà finita».

Mario Kruger non fece commenti, ma, quella notte, continuò a pensare a quella storia, e non riusciva a prendere sonno.

Un sentimento doloroso lo opprimeva. In un primo tempo, pensò si trattasse della partecipazione al dolore sordo che palesemente occupava il cuore di quell’uomo. Ma volle andare sino in fondo, indagò nella propria anima, e si rese conto, alla fine, che egli, semplicemente, aveva paragonato la sua vita a quella dell’uomo, e ne aveva percepito distintamente la vacuità.

«Che vita modesta, la mia, in confronto!», pensò Mario Kruger.

Una volta individuata l’origine del suo malessere, quasi per incanto questo svanì, lasciando nel cuore di Mario solo una dolce malinconia, con la quale si addormentò.

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