Morte di un giudice

Morte di un giudice

Il giudice Caraglio morì che doveva compiere 45 anni.

I ben informati riferiscono che si fosse trattato di suicidio. Il fatto che si fosse consumato a tarda sera nel suo ufficio al palazzo di giustizia fu considerato come sintomo di un malessere nato dal suo lavoro di magistrato.

Il giudice Caraglio era considerato una delle migliori menti della magistratura. Aveva scritto due libri che avevano ricevuto molta approvazione dai giuristi sia pratici che teorici, e teneva regolarmente corsi di informatica giuridica ai suoi colleghi e agli avvocati del distretto. Era stato da poco nominato come membro della commissione incaricata di scrivere il nuovo codice di procedura civile.

Anche la vita privata del giudice era stata piena di avvenimenti. Aveva conosciuto più di trenta donne, e un paio di uomini. Due volte si era sposato, e aveva divorziato dopo pochi anni. Pochi giorni prima di morire era stato visto a cena con una ragazza che aveva appena vinto il concorso in magistratura, della quale era stato nominato tutor.

I suoi vicini di casa erano abituati a vederlo uscire presto la mattina, per la sua corsa quotidiana, che durava almeno un’ora e dieci chilometri.

La maggior parte dei colleghi non aveva simpatia per lui. Riconoscevano e detestavano la sua superiorità, della quale peraltro non menava vanto in alcun modo.

Sul comodino accanto al suo letto fu trovata una versione in lingua originale di Zeitgehöft, raccolta di poesie di Paul Celan.

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