Morte improvvisa

Morte improvvisa

Agostino Tagliafico scriveva da alcuni mesi un libro di argomento filosofico intitolato “Prepararsi alla morte”.

Parlava di una preparazione che secondo lui doveva essere molto accurata e prendere un bel po’ di tempo. Non immaginava probabilmente che a lui quel libro non sarebbe stato di alcuna utilità.

Alla vigilia del suo cinquantunesimo compleanno, mentre era solo in casa col figlio di due anni, decise di eseguire la sostituzione della pila dell’orologio a parete della cucina, che aveva smesso di funzionare da un paio di giorni.

Di malavoglia pose una sedia di fronte alla parete e ci salì per raggiungere l’orologio. Dopo averlo staccato dalla parete, udì un rumore che attirò la sua attenzione, e si girò. Il figlio si era arrampicato su una sedia posta davanti al tavolo, aveva armeggiato con la zuccheriera di porcellana ed infine questa era finita in terra, dividendosi in alcuni pezzi e liberando sul pavimento il suo prezioso contenuto.

Agostino ebbe un gesto di stizza, che gli fu fatale. Mise il piede in fallo, cadde rovinosamente dalla sedia e sfortuna volle che andasse a finire sul vetro della porta-finestra dalla quale si accedeva al cortile posteriore della casa. Ovviamente il vetro si ruppe e disgrazia volle che il vetro rotto recidesse la vena giugulare di Agostino, il quale ebbe circa cinque secondi (prima di perdere conoscenza) per capire che non avrebbe avuto il tempo di prepararsi alla morte, la quale infatti sopraggiunse in meno di un minuto.

Rimase il povero orfano duenne, il quale, non avendo capito la tragedia che si era consumata davanti a lui, continuava a dire: «Papà qui, papà qui». Il padre però non poteva sentirlo, perché era morto.

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