Morte in campagna

Morte in campagna

Stremato dal caldo e dallo stillicidio di seccature quotidiane, l’avvocato Pira decise di concedersi due settimane di vacanza nella sua casa di campagna.

Al suo arrivo, trovò ad accoglierlo tzia Peppina, la vecchia signora che si sarebbe occupata della casa e di lui durante il periodo di vacanza. Con la franchezza che le era solita, non seppe trattenersi dal dirgli che aveva una brutta cera. «Me lo dicono tutti», rispose lui con un sorriso, «ma vedrà che con questa vacanza tornerò bello fresco». Quindi andò verso il giardino, ansioso di rivedere i suoi fiori.

Fatto qualche passo, la vista gli si annebbiò, e si sentì mancare.

Si sdraiò in terra senza un lamento.

Vide confusamente il volto di tzia Peppina china su di lui che gli chiedeva con voce allarmata: «Che cos’ha, avvocato?».

Da quel momento l’anziano avvocato ebbe l’impressione di essere in un sogno.

Mille pensieri gli attraversarono la mente, per un tempo che gli parve infinito.

Ad un certo momento, gli sembrò di essere immerso in una luce sfavillante, e una grande pace si impadronì di lui.

Vide due persone su di lui, che scambiarono qualche parola tra loro, ed una di esse gli pose una mascherina sul volto. L’avvocato Pira, con insospettabile energia, se ne liberò usando entrambe le mani.

«Ma non vedete che me ne sto andando?», disse con tono risentito.

Subito dopo spirò.

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