Morte in udienza

Morte in udienza

L’avvocato Dell’Anno andava nervosamente su e giù per il corridoio della corte d’appello, senza accorgersi che stava camminando sulla propria toga. Quando si avvide che questa aveva i bordi ben impolverati, provò un forte rammarico. Gli parve un cattivo presagio.

Ma ecco: la corte stava rientrando in aula. Si precipitò dentro ansimando. Si aggiustò frettolosamente la toga sulle spalle, e fece un profondo respiro.

Proprio in quel momento, una fitta lancinante gli si propagò dal petto verso il braccio sinistro, e lungo questo, sin quasi al gomito. Intanto il presidente leggeva la sentenza. Quando ebbe finito di leggere, vide l’avvocato Dell’Anno accasciato sui banchi, sui quali era crollato senza un lamento. Incrociò lo sguardo, imbarazzato, del procuratore generale, il quale allargò leggermente le braccia, come per rifiutare la responsabilità di quel che stava accadendo.

Alla fine fu chiaro a tutti che fossero in presenza di una persona che stava morendo; ed anzi, dopo un più accurato esame, che era morta.

I membri della corte stettero per un po’ in silenzio, sino a quando il presidente, indispettito per il contrattempo, decise di sospendere la seduta, e di scendere al bar del palazzo per rifocillarsi con i suoi colleghi, lasciando al cancelliere l’incombenza delle ovvie formalità da sbrigare.

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