Padre a sorpresa

Padre a sorpresa

L’avvocato Gennaro Sansone, giunto sotto casa, notò un vecchino ossuto, completamente calvo, con un Rosalino di antica foggia sulla testa, occhiali con montatura semplice, di tartaruga, che scorreva col dito i campanelli del citofono. Il dito si fermò sul nome Sansone, cosicché Gennaro si sentì in diritto di chiedere: «Cerca qualcuno? Posso aiutarla?». Il vecchio lo guardò con attenzione, i suoi occhi si accesero, e disse con sicurezza: «il signor Sansone, suppongo».

Gennaro fu sconcertato. «Chi è lei?», chiese, senza tanti complimenti; e quello: «sono suo padre».

Gennaro stette a lungo in silenzio, con le palpebre che gli sbattevano nervosamente. Fu forse sul punto di cedere alla commozione. Ma finì diversamente: «si sbaglia, mio padre è morto, quando io ero bambino». Ed entrò nell’androne del palazzo senza voltarsi.

Il vecchio mosse la testa due volte in segno di rassegnato assenso, e si allontanò lentamente.

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