Per un nuovo codice di procedura civile

Per un nuovo codice di procedura civile

Alfa e Beta sono due città, collegate da una vecchia strada statale stretta e tortuosa, piena di saliscendi. Quando fu inaugurata, rappresentava una rivoluzione: consentiva di andare da una città all’altra in sole due ore e mezza, con un’automobile di media potenza.

Cresce la potenza delle automobili, ma questo non fa diminuire il tempo necessario per percorrere la nostra statale. Il quale, anzi, aumenta: si vendono molte più automobili e il traffico cresce vertiginosamente. Ormai ci vogliono tre ore per andare da Alfa a Beta.

Tutti si lamentano, e il governo corre ai ripari. Raddrizza un tratto di strada, ne allarga un altro per facilitare il sorpasso dei mezzi lenti. Il tempo di percorrenza diminuisce di qualche minuto. Subito dopo, però, il traffico aumenta ancora, ed aumenta di conseguenza il tempo medio per percorrere la statale.

A mali estremi, estremi rimedi: il governo mette un casello all’en­trata e all’uscita della statale. Per percorrerla ora si paga un pedaggio. Chi vuol fare passeggiate romantiche, passi da qualche strada provinciale.

Va da sé che il traffico diminuisce, ma per poco tempo. Dopo un po’ aumenta di nuovo, e per fare la statale servono ormai tre ore e mezza.

Tutti si lamentano, la lentezza di questa statale è un danno per l’eco­no­mia. Viene invocato ancora il governo, che però non ha risorse, e può fare solo interventi a costo zero: aumenta il pedaggio di anno in anno, e col ricavato raddrizza ancora qualche curva, e allarga qualche tratto di strada. Va da sé che il viaggio tra Alfa e Beta resta una costosa agonia.

La parola ‘agonia’ richiama alla mente, chissà perché, la giustizia civile del nostro paese. Sai quando ci entri, ma non hai idea di quando e come ne uscirai. Non sai nemmeno se ne uscirai vivo.

La nostra statale e la nostra giustizia (in)civile hanno questo in comune: per accorciare significativamente i rispettivi tempi di percorrenza non bastano più isolati rattoppi, serve un intervento radicale.

La nostra vecchia statale non ce la fa più: va sostituita con un’autostrada il più possibile diritta e piana, con tre corsie per ogni senso di marcia. Una strada che si possa percorrere in meno di un’ora.

Questa autostrada comporterebbe enormi vantaggi per l’economia, ma ha un inconveniente: ha un costo economico ed ambientale enorme. Perciò è verosimile che non si farà mai.

Si può fare un’autostrada anche al posto dell’attuale giustizia civile. E’ un codice di procedura riscritto per il ventunesimo secolo, nel quale:

1)    l’in­for­ma­tica sia strumento nativo, e non artificio inserito qua e là per raddrizzare una curva;

2)    siano eliminati tutti i passaggi non essenziali per arrivare a destinazione (via tutto ciò che costituisce solo una perdita tempo per i giudici, i loro collaboratori e gli avvocati);

3)    siano adeguatamente responsabilizzati gli avvocati, che rappresentano la categoria più numerosa degli operatori giudiziari, e sono pertanto in grado di sottrarre incombenze alla componente pubblica di tali operatori, consentendo così al sistema complessivo di conseguire una maggiore efficienza;

4)    siano penalizzate le condotte dilatorie e qualunque abuso dello strumento processuale.

E’ ovvio che un nuovo codice di procedura civile abbia costi non trascurabili, proprio come l’autostrada tra Alfa e Beta.

La differenza tra il nuovo codice e l’autostrada è questa: la maggior parte di tali costi può essere sostenuta dagli avvocati. Vale a dire, la componente privata della giustizia civile, da tempo indicata da persone ignoranti o in mala fede come causa principale dei mali della giustizia.

I costi sostenuti dallo Stato si limiteranno a quelli, già previsti da oltre dieci anni, connessi all’entrata a regime del processo civile telematico, rimasto sinora pressoché inattuato. Costi peraltro destinati ad essere abbondantemente compensati dai risparmi che la riforma consentirà di attuare.

Il nuovo codice di procedura civile lo sto scrivendo io: uno dei tanti avvocati italiani, con un ventennio abbondante di esercizio della professione.

Per il momento ho scritto solo i primi otto articoli, che però sostituiscono i primi cinquanta del codice in vigore. Conto di conservare la proporzione nel seguito del lavoro, cosicché il mio codice sarà decisamente più agile di quello attuale. Non so se consentirà di ridurre i tempi dei processi nella stessa proporzione, ma credo che questa sia possa essere una ragionevole speranza e non un’utopia.

Quando sarà completato, proporrò il nuovo codice al parlamento per la sua approvazione.

Tutti coloro che fossero interessati a seguire il lavoro ed eventualmente ad esprimere i loro punti di vista in merito ad esso, potranno farlo chiedendo di aderire al gruppo “nuovocpc” di Google Gruppi.

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