Redenzione

Redenzione

Il giudice Scannameo non ne poteva più.

Assolveva, condannava, ma restava pieno di dubbi, e alla fine i suoi dubbi facevano un unico, immenso grumo, nel quale egli sprofondava lentamente come nelle sabbie mobili.

Diede le dimissioni, e si mise a studiare biologia.

Questo gli diede la fama di pazzo, per un po’, poi tutti si dimenticarono di lui e lo lasciarono in pace.

Visse modestamente ancora per 25 anni, quindi si ammalò di una malattia che non lasciava scampo.

Sul letto di morte chiamò le poche persone care che gli erano rimaste, e le pregò di rintracciare certo Davide Lazzaretti, che egli, quasi 30 anni prima, aveva condannato per rapina, forse a due anni di reclusione, che probabilmente avrebbe dovuto scontare per intero.

«Ditegli che l’ho condannato senza prove, solo perché lo ritenevo colpevole, a causa del suo passato. Se fosse stato un bravo, grasso borghese non avrei avuto dubbi nell’assolverlo, l’avrei fatto senza esitazione. Invece l’ho condannato, e ho fatto un’infamia. Ditegli che mi dispiace».

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