Ricominciare

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Agostino Piromalli tornava a casa in treno.

Aveva 52 anni, una casa a Pavia, in periferia, con ancora 12 anni di mutuo da pagare, una moglie e due figlie adolescenti (le figlie, non la moglie) a carico, in tasca una lettera di licenziamento, nella testa confusione e disperazione.

Gran parte del viaggio la passò a decidere come suicidarsi. Scelse di buttarsi sotto un treno, più che altro per comodità.

Quando però scese dal treno e studiò l’orario dei treni in arrivo e in partenza, si accorse che ci sarebbe voluta più di mezz’ora per un nuovo treno. Non se la sentì di aspettare. Tornò a casa, cenò di malavoglia e andò subito a letto.

Non gli riuscì di prendere subito sonno. Ripensava continuamente a quando, otto anni prima, aveva intrapreso quell’interminabile viaggio dalla Calabria, che l’aveva portato in Lombardia con la famiglia, pieno di speranza e di entusiasmo.

Infine si addormentò.

La mattina dopo, senza ancora aver detto nulla alla moglie, andò alla stazione come se stesse andando a lavorare. Solo che egli non aveva più un lavoro, cosicché prese un treno che lo portò a Milano, a casa della sorella che aveva studiato (era ragioniera). Le spiegò la sua situazione e le idee che gli erano venute. La sorella gli aprì una casella di posta elettronica, e subito dopo inserì in alcuni siti un annuncio di questo tenore: «muratore-idraulico-piastrellista esperto offresi per manutenzioni e piccole costruzioni». Stampò alcune decine di copie, che Agostino si portò via. Nei giorni successivi le distribuì per  tutta Pavia, appiccicandole con lo scotch in luoghi ben in vista.

Circa un mese dopo, la sorella di Agostino ricevette la prima email. Il giorno successivo (era sabato) Agostino andava in bicicletta nel luogo in cui stava per incominciare la sua nuova vita.

 

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