Riduzione dei costi

Riduzione dei costi

Una sera del mese di febbraio del 2020 l’avvocato Gennaro Sansone tornò a casa molto stanco, come spesso gli accadeva.

Nella cassetta delle lettere trovò una lettera dell’Azienda Sanitaria Pubblica indirizzata a lui.

Sapeva di che cosa si trattava, e fu tentato di rinviarne l’apertura al giorno dopo, per evitare la pena che la lettura gli avrebbe certamente provocato. Se infine si risolse ad aprirla, fu solo nella speranza che si trattasse di qualcosa di diverso, magari una banalità per la quale non avrebbe avuto motivo di turbarsi.

Speranza vana.

«Visto il comma 236 dell’art. 1 della Legge di Stabilità, entrato in vigore lo scorso 31 dicembre, questa Azienda etc., si pregia di comunicarle quanto segue. Nell’ambito del programma di riduzione dei costi del Servizio Sanitario Sanitario Nazionale, tenuto conto del fatto che il lungodegente signor Agostino Sansone è ricoverato da oltre cinque anni presso la Struttura Assistenziale per Lungodegenti **********, a decorrere dal prossimo 31 marzo sarà sospeso ogni trattamento a beneficio del medesimo, ivi comprese alimentazione e idratazione. E’ in facoltà della Signoria Vostra prelevare l’assistito e farlo ricoverare a Sue spese presso una struttura privata iscritta all’elenco di cui all’art. 56 del decreto legislativo 29 gennaio 2018 n. 25. In difetto di esercizio di tale facoltà, si avvisa sin d’ora la Signoria Vostra che dopo il decesso dell’assistito il suo cadavere sarà cremato presso una struttura autorizzata. Un campione delle ceneri sarà posto a disposizione della Signoria Vostra sino al sessantesimo giorno successivo alla cremazione, previo pagamento del contributo previsto dall’art. 59 del decreto legislativo citato. Distinti saluti, etc.».

L’avvocato Sansone gettò la lettera su un tavolino, cenò di malavoglia e andò a dormire.

La mattina dopo, svegliatosi di buon’ora, si vestì rapidamente e, senza fare colazione, si mise in auto. Viaggiò per circa mezz’ora. Giunto alla Struttura Assistenziale per Lungodegenti **********, consumò un cappuccino nel bar situato al piano terreno, e prese l’ascensore per il secondo piano. Entrò nella stanza 215, dove stavano suo padre, novantaduenne, ed un altro uomo ancora più anziano di lui.

Gennaro si sforzò di esibire un’allegria che non sentiva, senza ingannare suo padre. Ad un certo momento, il vecchio gli chiese, con voce stanca: «dai Gennaro, dimmi che c’è».

Gennaro non si fece pregare, e parlò. Suo padre l’aveva educato all’onestà, ed anche se in quell’occasione avrebbe voluto concedersi una piccola deroga, fu sollevato dal fatto di essere costretto ad attenersi alla regola.

Agostino ascoltò attentamente, e quando il figlio iniziò ad illustrare le difficoltà economiche, che avrebbero reso insostenibile per lui il ricovero del padre presso una struttura privata, lo interruppe bruscamente: «Basta Gennaro, non hai bisogno di giustificarti con me. Sei stato un buon figlio, da te non pretendo di più. Salutami tutti, ed ora vai, perché sono molto stanco ed ho bisogno di riposare».

Gennaro guardò il vecchio con ammirazione e gratitudine. Egli sapeva lo strazio che stava provando, e glielo riduceva al minimo indispensabile. Si accostò al letto, abbracciò il padre per qualche secondo, e lo baciò sulla fronte. Poi si ritrasse, gli carezzò i pochi capelli rimastigli, e disse, semplicemente: «ciao papà, grazie di tutto». Il vecchio rispose con un sorriso, rinnovandogli silenziosamente l’invito ad andarsene senza troppe cerimonie. Era sempre stato così, suo padre Agostino: essenziale, sobrio nei discorsi e nei comportamenti.

Perciò Gennaro abbandonò la Struttura Assistenziale per Lungodegenti ********** quasi sollevato. Fece il viaggio di ritorno a casa pensando ad altro.

Solo quando arrivò a casa lasciò scorrere le lacrime, e i ricordi, e cominciò a sentirsi orfano, col padre ancora in vita.

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