Rimpatriata

Rimpatriata

Cesare Farci si lasciò convincere, all’ultimo momento, a partecipare a quella rimpatriata tra ex compagni di liceo, in occasione del ventennale della maturità.

Si ritrovarono in una dozzina.

Cesare capì, con un solo sguardo, che si trattava dei più “sfigati”, e sentì acuta l’irritazione per essersi lasciato persuadere a partecipare all’infausto evento.

Li guardò in faccia uno per uno, prima i maschi e poi le femmine.

I maschi: un commercialista, due avvocati, due medici, un impiegato pubblico, un giornalista, tutti incredibilmente invecchiati, tanto che, se li avesse incrociati per strada, non li avrebbe riconosciuti, e gli avrebbe dato almeno cinquant’anni.

Poi passò alle cinque donne: quattro insegnanti e un’impiegata. Tutte avvizzite, senza neppure una vaga traccia di quel che gliele aveva rese, chi più chi meno, desiderabili in gioventù.

Stette zitto per tutta la cena, salvo rispondere di malavoglia alle domande distratte che gli venivano poste. Si lasciò fotografare, docile, ed accennò pure un sorriso stanco e triste.

Appena sorbito il caffé, allegando un impegno inderogabile, si congedò frettolosamente ed uscì dal ristorante, senza guardarsi indietro. Con sollievo respirò l’aria della notte, scosse la testa, e se ne andò a passi corti ma rapidi.

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