Saudade

Saudade

Eugenio Castro si trasferì in Italia all’età di 18 anni.

Sinistro fulminante e corporatura robusta, era considerato una promessa del calcio brasiliano. Fu acquistato dall’Atalanta, squadra di Bergamo, ed ottenne, come parte dell’ingaggio, una bella villetta a Zingonia.

Divenne presto un beniamino dei tifosi. Polmoni d’acciao, andava avanti e indietro per tutta la partita, menava fendenti a destra e a manca, recuperava un sacco di palloni, fece anche un paio di goal, alla sua maniera, fortissimo tiro da fuori area, nulla da fare per il portiere.

Però Eugenio era triste. Pensava sempre ai genitori, alla sorellina che aveva lasciato in Brasile, e nulla lo faceva più sorridere. L’allenatore se ne accorse, e cercò di far venire la sua famiglia in Italia. Le cose sembravano giunte ad un buon punto, ma sorse un problema di visti di ingresso, e non se ne fece più niente.

Eugenio lasciò la sua villetta a Zingonia, una mattina d’inverno. All’aeroporto Malpensa lo videro salire su un aereo per Rio De Janeiro.

Non ne seppero più nulla.

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