Silvano

Silvano

Silvano non capisce esattamente che cosa c’è scritto sul foglio che gli è stato appena consegnato.

Perciò va dal direttore del personale, e chiede spiegazioni. Quello è un po’ seccato, poi però assume un tono, come se fosse dispiaciuto. Però ad un attento osservatore dell’animo umano non sfuggirebbe il suo compiacimento nello spiegare a Silvano che è stato licenziato.

«Licenziato? Ma perché?».

«Ma perché? Non sai leggere, zuccone? Il servizio viene esternalizzato! Capito? Tu costi troppo all’azienda, conviene rivolgersi ad un’impresa esterna, si risparmiano un sacco di soldi! E ora vai, che ho da fare!».

E Silvano va, stordito.

Non riesce a capire come lui, che si ammazza di lavoro tutti i giorni, e prende 800 euro al mese, scarsi, possa costare troppo. Non riesce ad immaginare che qualcuno possa fare il suo stesso lavoro, col suo stesso accanimento, col suo stesso amore, e costare addirittura di meno.

Eppure sì, pare che possa accadere, qualcuno farà lo stesso lavoro, lo farà magari un po’ meno bene, ma in fin dei conti chi se ne frega? Altri cinque come lui, e il padrone potrà pagarsi comodamente la rata del nuovo SUV.

E allora Silvano va, stordito.

Arriva a casa, e si rende conto che ha 55 anni, troppi per trovare un nuovo lavoro, troppo pochi per andare in pensione.

Silvano vive solo, ci metteranno due giorni a scoprirlo penzolare dalla corda, rigido come un manichino.

Un affare per l’azienda: hanno risparmiato anche i soldi della liquidazione.

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