Tragedia familiare

Tragedia familiare

Alla fine di un pranzo, il novantunenne Genesio Demela ebbe una lite con la moglie Faustina Rozzo, ottantottenne, per motivi certamente futili.

La moglie si alzò da tavola adirata, ed abbandonò la cucina per sottrarsi all’antipatica discussione.

Il marito prese la fuga come un’intollerabile ingiuria, e perse il controllo di sé. Recuperò con insospettabile agilità un martello dallo scaffale nel ripostiglio, raggiunse la moglie e, con un’unica martellata ben assestata, le ruppe il cranio. Quando la vide esanime a terra, con la chiazza di sangue che si allargava rapidamente intorno alla sua testa, riacquistò improvvisamente una perfetta tranquillità. Lavò accuratamente il martello nel lavandino della cucina, quindi lo ripose al suo posto. Salì al piano superiore, prese il fucile da caccia ormai inutilizzato da anni, lo caricò a pallettoni, e tornò in cucina.

Per qualche minuto rimase immobile col fucile in mano, incerto sul da farsi.

Sentì che qualcuno apriva la porta di casa. Capì che si trattava del figlio Agenore, sessantenne, quando lo udì gridare disperatamente: «Mamma!». Allora si alzò, raggiunse suo figlio che era rimasto inebetito davanti al cadavere della madre, e gli sparò in faccia a bruciapelo.

Mentre il figlio agonizzava, prese il telefono e chiamò la figlia. Appena costei rispose: «Vieni subito, è morta mamma», disse, e mise subito giù.

Poi andò a ricaricare il fucile.

1 commento

  • Avv. Carmen Deiana ha detto:

    Gentile collega, la Sua onestà intellettuale mi ha fatto riflettere tantissimo….
    Condivido la sua passione per la “nobile” professione forense e mi chiedo che risposta dovrei darmi in merito alla decisione di accogliere in studio una giovane praticante …”perché io, Carmen Deiana, ho accolto un’aspirante Avvocato nel mio studio “???
    Pensandoci bene, mi verrebbe di dire, senza ombra di dubbio, che è prevalso in me l’istinto materno, di protezione, nei confronti di una giovane ragazza che ancora oggi non ha capito cosa vuole fare da grande; attraverso un processo di immedesimazione (non posso gestire la mia empatia) ho provato ad immaginare come sarebbe stata triste la mia vita se non avessi avuto l’opportunità di intraprendere la carriera di Avvocato…. In realtà mi sento sempre una praticante….non sono mai soddisfatta …….e quando sono immersa, come in questo momento, nei miei libri ( necessariamente codici, monografie sulle diverse tematiche e problematiche giuridiche) , mi sento impotente e consapevole di non sapere mai abbastanza!!!
    Poste queste premesse, sento di essere responsabile nei confronti della giovane collega e mi chiedo cosa posso trasmettere alla mia praticante?? le mie insicurezze, il mio animo sempre tormentato da mille dubbi????
    So che non esiste una verità assoluta; ciò che mi sento di augurare alla mia giovane collaboratrice????Le auguro che riesca a trovare la sua strada…..Che quando anche per Lei sarà giunto il momento, riesca a fare una scelta – consapevole – ……..Che possa guardarmi sempre con gli occhi di un bambino……
    Cordialmente

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