Treni

Treni

Passava lunghe giornate alla stazione, osservando l’arrivo e la partenza dei treni. Amava il loro incedere pigro e maestoso, quasi metaforico. Capiva il loro linguaggio fatto di sbuffi e di fischi. Percepiva la loro anima animale.

Un giorno vide quattro giovinastri che, appena scesi da un locale, andavano dietro ad una ragazza, magra, intimidita, che cercava invano di sfuggire alle loro grinfie. Si frappose tra loro e lei, dandole il tempo di allontanarsi. Loro la presero male, e lo lasciarono lì tramortito dai calci e dai pugni che gli rifilarono senza pietà. La polizia ferroviaria arrivò tardi, non fu in grado di impedire il pestaggio e nemmeno di identificare i responsabili.

Perse la milza, e per un lungo tempo non lo videro più alla stazione.

Infine tornò, e quei bisonti di ferraglia lo accolsero con gioiosa indifferenza. Ripresero i loro dialoghi, riprese a splendere il sole. Rivide anche quella ragazza, passò davanti a lui, fermo, lo ringraziò con gli occhi, lui sorrise, lei scappò via, inseguita da un brutto ricordo.

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