Un amore provvisorio

Un amore provvisorio

Silvia non ci mise molto ad accorgersi di aver fatto colpo su Agenore.

Lo capì dai muti sguardi adoranti, quasi stupefatti, di lui, così diversi da quelli animaleschi che ella era abituata a ricevere.

Lo capì dalla delicatezza non affettata con la quale egli le si rivolgeva.

Lo capì da frasi esplicite che egli pronunciò in modo da farle sembrare scherzose, ma che erano accompagnate da sguardi che dicevano: «in realtà dico sul serio».

Per un po’ ella ne fu semplicemente compiaciuta, poi, dopo averci riflettuto, dovette riconoscere a se stessa che essere adorata da Agenore per lei era divenuta una necessità, una cosa della quale non voleva fare a meno.

Quando fu consapevole di questo, ella mutò visibilmente atteggiamento nei confronti di Agenore, e anch’egli capì.

Così Agenore non fu del tutto sorpreso quando ella, dopo aver emesso lo scontrino per lui, ci scrisse rapidamente qualcosa con la penna, prima di consegnarglielo, accompagnato da uno sguardo carico di promesse.

Egli uscì con la faccia di una persona che era appena stata beneficiaria di un miracolo.

Teneva lo scontrino nella tasca sinistra dei pantaloni, ed ogni tanto lo toccava delicatamente, per accertarsi che vi fosse ancora.

A metà strada non resistette e lo tolse dalla tasca per leggere che cosa vi era stato scritto da Silvia. C’era un numero di cellulare, seguito da «(ore 19-19:30)».

Agenore indovinò che quel testo apparentemente semplice era stato studiato con cura, per dire tutto in modo inequivocabile, col minor dispendio possibile di caratteri.

Poi si fermò rapito ad ammirare la scrittura piacevolmente arrotondata di lei, che manifestava una morbida sensibilità femminile.

Si incontrarono, qualche giorno dopo, per iniziare una storia d’amore irrimediabilmente provvisoria, ma nonostante questo — o forse proprio a causa di questo — piena di piacere spensierato, che si rinnovava continuamente senza una sola nota stonata.

Mentre si guardavano teneramente, dopo essere stati a lungo una sola carne, egli volle fissare per sempre quel momento irripetibile, ed esclamò con gioia una frase che aveva udito chissà dove, e che gli apparve singolarmente appropriata per la circostanza: «La película tiene un final feliz».

Lei lo guardò stupita, scoppiò a ridere, e si abbracciarono ancora una volta.

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