Un piccolo ebreo

Un piccolo ebreo

E’ suonata la campana della ricreazione, ma M*** continua a scrivere freneticamente sul suo quaderno, con la mano sinistra.

E’ un ragazzino piccolo e magro, con orecchie grandi ma attaccate alla testa. Il primo della classe, nella quinta ginnasio della sezione E del liceo D******, amato da pochi, indifferente ad altri, detestato dai più.

Una mano più grande della sua fa la sua apparizione. Con penna rossa, scrive sul quaderno di M*** una frase in stampatello: «Questo è il quaderno di un ebreo».

E’ la mano di Maurizio M*******, un ragazzo alto, vestito di nero, con occhiali scuri.

Quella stessa mano, appena finito di vergare la parola ‘ebreo’, viene trafitta dalla penna di M***, calata su di essa come una mannaia.

Ora urla, Maurizio M*******, e attira l’attenzione dei compagni.

L’unico distaccato resta M***.

«Mandami pure ad Auschwitz», commenta, e continua a scrivere come se niente fosse.

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