Un po’ di fiato per chi subisce il pignoramento dell’abitazione

Un po’ di fiato per chi subisce il pignoramento dell’abitazione

Dal 13 febbraio 2019 (giorno successivo alla pubblicazione della legge 11 febbraio 2019 n. 12) chi ha la casa pignorata beneficia dell’applicazione del nuovo testo dell’articolo 560 del codice di procedura civile (uno dei più tormentati di tale codice), il quale, al comma 8, stabilisce quanto segue:

Fermo quanto previsto dal sesto comma, quando l’immobile pignorato è abitato dal debitore e dai suoi familiari il giudice non può mai disporre il rilascio dell’immobile pignorato prima della pronuncia del decreto di trasferimento ai sensi dell’articolo 586.

Il sesto comma dello stesso articolo 560 stabilisce: «Il giudice ordina, sentiti il custode e il debitore, la liberazione dell’immobile pignorato per lui ed il suo nucleo familiare, qualora sia ostacolato il diritto di visita di potenziali acquirenti, quando l’immobile non sia adeguatamente tutelato e mantenuto in uno stato di buona conservazione, per colpa o dolo del debitore e dei membri del suo nucleo familiare, quando il debitore viola gli altri obblighi che la legge pone a suo carico, o quando l’immobile non e’ abitato dal debitore e dal suo nucleo familiare».

In parole povere, se il debitore mantiene un atteggiamento collaborativo, potrà continuare ad abitare nella casa pignorata sino a quando essa sarà venduta.

Il testo precedente dell’articolo 560 prevedeva invece un’ampia libertà del giudice di sbattere fuori il debitore, nominando un custode dell’immobile (pagato dal creditore procedente), al fine di agevolare la vendita e quindi tutelare le ragioni del creditore.

Nei singoli tribunali si erano sviluppate prassi ragionevoli per regolare la questione. Normalmente, anche quando veniva nominato un custode, il rilascio del debitore che abitava nella casa oggetto di esecuzione veniva disposto per una data abbondantemente successiva a quella della nomina del custode.

La modifica recentemente approvata tiene conto della drammatica crisi economica in atto da circa un decennio, che ha portato molte persone a subire, anche incolpevolmente, il pignoramento dell’abitazione.

Ora il debitore, se non assume un atteggiamento ostruzionistico, può godere per qualche anno di una sorta di comodato dell’abitazione.

Ciò renderà mediamente più difficile la vendita della casa (l’immobile vuoto si vende meglio), e più basso il prezzo di vendita, con conseguenze negative anche per il debitore, che rischia di restare debitore anche dopo aver subito l’espropriazione della casa.

Da parte mia, capisco le ragioni che hanno portato a questa riforma, ma ritengo che si sarebbe potuto fare uno sforzo maggiore per tutelare le ragioni del creditore, almeno nei casi (non infrequenti) nei quali egli sia la parte debole del rapporto.

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