Un povero avvocato

Un povero avvocato

Pietro ha cinquant’anni e fa l’avvocato.

La natura è stata poco generosa con lui: basso, miope, incline alla pinguedine, pochi capelli sempre più radi. Situazione desolante.

Nessuna donna, per quanto malandata, si concederebbe a questo misero esemplare di uomo.

Perciò Pietro paga per avere rapporti sessuali con donne.

Dato che vuole prendersi una rivincita contro la natura ingenerosa, le vuole sempre più belle, e sempre più giovani.

Però quelle costano care.

Potrebbe permettersene una o due al mese, e invece ci va tutti i giorni.

Il suo conto in banca ci mette poco ad azzerarsi.

A quel punto Pietro, che non sa fare a meno del suo vizio, continua utilizzando soldi non suoi.

Passa un po’ di tempo, ma infine viene radiato dall’albo. Ora è basso, miope, incline alla pinguedine, pochi capelli sempre più radi, e senza soldi.

Capisce che è arrivato al traguardo.

Va a pranzare in un elegante ristorante al sesto piano. Mangia le pietanze migliori, si ubriaca sin quasi a non reggersi in piedi.

Poi, prima che sia troppo tardi, si affaccia in terrazza, come se volesse prendere una boccata d’aria.

Guarda giù, vede il brulichio delle persone che passano in via Roma. Tracanna l’amaro, butta giù il bicchiere, poi si butta lui.

Addio, Pietro.

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