Una pera

Una pera

Alla cassa si presentò un vegliardo di ottant’anni abbondanti, un metro e mezzo di statura, forse meno, mal rasato, con pochi capelli bianchi, un maglione sdrucito e pantaloni in condizioni deprecabili.

Mise sul banco la sua misera spesa: 112 grammi di Emmental (0,89 euro) e una pera abate di 272 grammi (0,49 euro). Era la cena che il vecchio aveva programmato per quella sera.

«Uno e trentotto» disse la cassiera, leggermente indispettita per il fatto di venire scomodata per un incasso così insignificante.

Il vecchio mise sul banco una manciata di monetine, tutto quello che restava della sua pensione di quel mese. Fortunatamente il giorno successivo sarebbe iniziato un nuovo mese, il vecchio avrebbe potuto mettersi in fila alle Poste, di primo mattino, rigorosamente digiuno, per incassare i 448,52 euro della nuova mensilità di pensione.

La cassiera, ancora più indispettita, fece un rapido conteggio: quelle monete assommavano ad euro 1,26. «Mancano 12 centesimi», disse con tono vendicativo.

Il vecchio strabuzzò gli occhi quasi ciechi, ed osservò disperato la sua spesa. Capì che avrebbe dovuto rinunciare alla pera, pur avendola a lungo pregustata.

«Lascio la pera», disse alla fine, rassegnato.

Mentre però si accingeva a prenderla per riportarla al banco della frutta, sentì che qualcuno, da dietro, gli metteva qualcosa in mano. Istintivamente la afferrò e la portò vicino al viso, per capire di che cosa si trattava. Era una banconota da cinque euro. Sbalordito, si girò per ringraziare il suo ignoto benefattore, ma dietro di lui non c’era più nessuno.

Allora consegnò la banconota alla cassiera, prese il resto senza contarlo, lo mise in tasca, afferrò saldamente l’Emmental con una mano, la pera con l’altra, ed imboccò l’uscita, trascinando la gamba sinistra.

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