Una piccola mela

Una piccola mela

Un leggero languore indusse l’avvocato Pira a guardare l’orologio. Erano le due e mezza del pomeriggio, in punto.

L’avvocato Pira si rese conto che la sua salivazione era aumentata, e sorrise pensando che l’orologio, puntato su quell’orario, faceva su di lui lo stesso effetto del campanello per il cane di Pavlov.

Mise un tovagliolo di carta sulla scrivania, ed accanto vi pose, dopo averla aperta, la sua piccola pattadese con la lama di otto centimetri.

Si girò, e dal primo cassetto estrasse un oggetto tondeggiante, che pose sul tovagliolo.

Si fermò per un paio di minuti ad osservare l’oggetto del suo desiderio.

Una mela rossa, matura, piccola ma ben fatta, che egli aveva scelto accuratamente, tra numerose altre, quella stessa mattina, dal fruttivendolo ambulante che stazionava davanti all’ingresso del suo studio.

L’avvocato Pira la sbucciò con gli occhi, pregustandone il sapore dolcissimo che si aspettava da lei.

Quindi prese il suo fidato coltello, e la divise in quattro parti. Ciascun quarto lo sbucciò accuratamente, e, una volta denudato, lo divise in due parti di dimensioni approssimativamente uguali. Ne introdusse una in bocca, ed iniziò così la parte più materiale del suo quarto d’ora di piacere.

Terminato il pasto, si sentì felice, ed immensamente fortunato.

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