Un’opinione sull’aborto

Un’opinione sull’aborto

Partiamo da un’etica 1) senza verità; 2) (genericamente) liberale.

Molti di coloro che aderiscono ad un’etica siffatta considerano immorale l’aborto volontario, e ciononostante si pronunciano a favore della sua liceità giuridica. Credo che premessa inevitabile di una simile posizione sia l’attribuzione all’embrione umano di uno status morale inferiore a quello degli esseri umani; verosimilmente uno status intermedio tra uomini e pietre (come per gli animali, secondo un’idea di Nozick). Se si equipara l’embrione a un essere umano, l’aborto volontario equivale ad un omicidio doloso, e diventa impresa disperata trovare una giustificazione accettabile alla sua liceità giuridica. Trovo banale l’argomento per il quale i ricchi, a differenza dei poveri, possono abortire facilmente nella clinica privata di un medico disonesto o semplicemente recandosi all’estero. Si trascura il fatto che i ricchi sono regolarmente favoriti rispetto ai poveri, e questo vale anche per la commissione (impunita) di quasi tutti i reati, senza che da ciò appaia ragionevole dedurre l’opportunità dell’abolizione del diritto penale. Perché, ad esempio, non legalizzare la pedofilia, che, in caso di consenso (per quanto immaturo) del bambino, potrebbe essere considerata addirittura meno spregevole dell’aborto volontario? (l’embrione ha una capacità di difesa assolutamente nulla, e subisce il danno più grave che si possa concepire, la perdita della vita).

Dunque, se si propende per l’illiceità morale e la liceità giuridica (a certe condizioni) dell’aborto, sembra opportuno considerare l’embrione (più o meno) come un animale.

Spesso chi difende una posizione del genere sostiene che il problema diventerà meno drammatico man mano che un’adeguata educazione farà conoscere a tutti i mezzi anticoncezionali e il loro uso corretto. Questo assunto si basa su una premessa sociologicamente assai dubbia: si ricorre all’aborto perché non si conoscono (abbastanza) i mezzi anticoncezionali. Ritengo più verosimile che la ragione decisiva del largo ricorso all’aborto come strumento anticoncezionale sia la sua competitività rispetto ai mezzi ordinari. Per ridurre la frequenza del ricorso all’aborto, pertanto, si possono percorrere due strade (di per sé non alternative): 1) rendere più difficile l’aborto (rendendolo illegale, facendo pagare un pesante ticket, sottoponendo l’abortenda a interrogatori umilianti, etc.); 2) rendere più comoda la contraccezione ordinaria (regalando pillole e profilattici, inventando metodi meno fastidiosi, ad esempio una pillola da prendere una volta al mese, o una “pillola maschile” di uso agevole, liberalizzando la sterilizzazione, rendendola reversibile, etc.). La seconda strada è quella che, probabilmente, porterà in pochi decenni all’eliminazione del problema dell’aborto.

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