Vite alla deriva

Vite alla deriva

Gabriella è una donna indiscutibilmente brutta, con una figlia ancora più brutta, e per di più insopportabilmente loquace.

Il padre non ha voluto saperne di quella figlia, già subito dopo la sua nascita, né della madre, ed è scomparso nel nulla, inghiottito dall’alcol e dalla depressione.

Gabriella non ne può più della sua vita priva di gioia. Decide di farla finita, poi cambia idea: prima di partire vuole prendersi una piccola soddisfazione.

Colloca la figlia pedante presso la madre, e parte per il Brasile. Deve sembrare una vacanza, ma in realtà ha in animo di non tornare. Non viva, almeno. Si è portata dietro tutti i suoi risparmi, con l’intenzione di spenderli tutti e quindi sparire sul serio.

Il giorno stesso in cui arriva a Rio, viene adocchiata da un gruppo di ragazzini di strada. La trascinano in un vicolo; a dispetto della sua bruttezza, la violentano brutalmente, uno dopo l’altro; le portano via i risparmi; la lasciano lì, mezza nuda, piena di lividi e di dolori.

Gabriella ha solo la forza di trascinarsi sino al primo palazzo di cui trova aperto il portone d’ingresso. Sale furiosamente le scale, e quando le sembra di essere arrivata abbastanza in alto, spalanca una finestra e si butta, senza esitazione.

Il suo cadavere non sarà mai identificato.

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