Vittorina

Vittorina

Vittorina è una bella bambina di nove anni, con le trecce. Ha appena finito la terza elementare.

Non viene iscritta in quarta, perché il padre ha stabilito che ha studiato abbastanza, e che ora serve il suo aiuto in casa. Ci sono quattro fratelli più piccoli ai quali badare, la mamma da sola non ce la fa. Sono tempi duri, è appena finita la guerra, tutti devono rimboccarsi le maniche.

La maestra di Vittorina non ci sta. Va dal padre, gli spiega che Vittorina è la più brava della classe, che studia volentieri, può arrivare lontano. Il padre, comunista di vecchio stampo, è irremovibile. L’idea che la figlia possa studiare più di lui, che ha la licenza media, gli appare inaccettabile. Contrasta con la sua visione del mondo maschiocentrica, mette in pericolo la sua supremazia nella famiglia. In fin dei conti ha studiato un anno più della madre, che si è fermata alla seconda.

La maestra insiste disperatamente, ma non c’è nulla da fare.

Si rassegna, stringe a sé Vittorina augurandole ogni bene, e se ne va appena in tempo per non farsi vedere mentre piange.

Vittorina fa il suo dovere, contribuisce al benessere della famiglia, che però abbandona appena possibile. Si sposa a diciannove anni, a ventidue ha un figlio, Mario, il primo di tre. L’unico a laurearsi. Mentre studia all’università, conosce la storia della madre, soffre per il trattamento ingiusto da lei subito, pretende di porvi rimedio. Si offre di aiutare la madre a riprendere gli studi. Lei rifiuta, e resta ferma nella decisione nonostante le insistenze di lui.

Mario pensa che il rifiuto della madre sia causato dall’imbarazzo nel presentarsi, da donna di mezza età, a sostenere esami insieme a bambini, come quelli che erano stati suoi compagni di classe.

Vittorina muore di un male crudele, prima di giungere alla vecchiaia.

Passano molti anni, ora Mario ha un’età vicina a quella che aveva la madre quando è morta.

Una mattina si sveglia, e improvvisamente capisce.

Vittorina aveva rifiutato di riprendere gli studi, perché non era interessata ad avere un titolo di studio. Tutta la sua sofferenza era consistita in questo: le era stato sottratto un pezzo d’infanzia. Un danno irrimediabile, del quale Mario comprende finalmente appieno la profonda ingiustizia, la sente bruciare dentro di sé, ne soffre come se colpisse lui, esattamente in questo momento.

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