Zuccata

Zuccata

Pioveva a dirotto.

Davide Cerutti, sprovvisto di ombrello, procedeva a testa bassa e a passo veloce.

Sfortuna volle che in quello stesso marciapiede procedesse, nello stesso modo, un altro uomo, forse un arabo. Le teste dei due uomini cozzarono violentemente. Davide oscillò per un attimo, poi perse conoscenza e finì in terra, tra i piedi di altri passanti frettolosi.

Nessuno si fermò, anzi vi fu chi attraversò la strada per evitare l’ingombro del corpo di Davide, e il fastidio di doversi interessare della sua sorte.

Davide si riprese da solo, stette per un po’ seduto in terra, tenendosi la testa tra le mani. Alla fine si alzò e riprese mestamente, ben inzaccherato, la strada di casa.

Giunto davanti al palazzo nel quale abitava, fu investito da una spruzzata d’acqua, provocata da un’automobile, transitata a tutta velocità su una pozzanghera.

Davide Cerutti sbuffò, esclamando: «io me ne devo andare da Milano!».

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