Che fare quando si è poveri, ma non abbastanza, e si ha bisogno di un avvocato?

Che fare quando si è poveri, ma non abbastanza, e si ha bisogno di un avvocato?

Oggi molti di coloro che hanno bisogno di un avvocato e non sono in grado di pagarlo possono usufruire del patrocinio a spese dello Stato.

Purtroppo ci sono casi nei quali chi ha bisogno di un avvocato non possiede i requisiti per accedere al patrocinio a spese dello Stato, e nondimeno ha difficoltà a pagare un avvocato.

Per essere ammessi al patrocinio a spese dello Stato è necessario che il richiedente sia titolare di un reddito annuo imponibile, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a 11.493,82 euro lordi. Questo è un reddito così basso che spesso non basta nemmeno per vivere. Come pensare di far fronte ad una spesa straordinaria come quella necessaria per retribuire l’opera di un avvocato?

È un caso che si presenta abbastanza spesso.

Dall’1 febbraio 2003 sono abilitato al patrocinio a spese dello Stato in materia sia civile che penale, e ho difeso numerosi clienti a spese dello Stato in entrambi i settori.

Ricevo tuttavia, con frequenza allarmante, richieste di assistenza da persone che non hanno i requisiti per accedere a tale patrocinio, e tuttavia hanno difficoltà a pagare il compenso che richiedo loro.

Descriverò brevemente in che modo affronto tali situazioni, in modo che chi arriva a me dopo avermi trovato in rete sappia che cosa può aspettarsi da me.

Premetto che, a mio avviso, quello dell’avvocato non è un lavoro come un altro. Non voglio dire che sia migliore di altri lavori. Credo che comporti una forma di responsabilità morale, che probabilmente altri lavori non comportano.

È una responsabilità alla quale io ho scelto di non sottrarmi.

Checché ne dica la Comunità Europea, io non sono un imprenditore. Il mio scopo non è quello di massimizzare il profitto della mia attività. Credo di essere tenuto, entro certi limiti, a contribuire a realizzare qualche forma di Giustizia.

I grossi studi legali, quelli che si presentano come Law Firm, o Boutique Legali, di regola non si pongono questo problema. Loro sono effettivamente imprese: vogliono massimizzare il profitto. Ti presentano il loro preventivo, e se non sei in grado di soddisfare le loro richieste, puoi tranquillamente smammare.

Io non voglio giudicare questo, ma esporre la mia politica, che è in parte diversa.

Una condizione che considero essenziale per assistere un cliente rifiutato dalla Law Firm è la bontà delle sue ragioni.

Devi avere dalla tua una ragione che a me appaia limpida.

Se la tua ragione è discutibile, e ancora di più se si tratta di controversia bagatellare, non sono disposto ad assisterti. In questi casi, l’avvocato diventa un lusso: se non te lo puoi permettere, rassegnati a farne a meno.

Quanto al mio compenso, ci sono due possibilità.

La prima è che si tratti di controversia civile con una controparte sicuramente solvibile. In questo caso, se sono certo della bontà delle tue ragioni, posso accettare di subordinare in tutto o in parte il mio diritto al compenso all’esito positivo della lite. Se vinco incasso le spese liquidate dal giudice e recuperate dalla controparte; altrimenti incasso da te quello che abbiamo pattuito (il solo rimborso delle spese, ed eventualmente un compenso simbolico).

La seconda è che si tratti di giudizio penale, ovvero di controversia civile con controparte non sicuramente solvibile. In questo caso, ti chiederò un compenso particolarmente ridotto, che ti darò la possibilità di pagare secondo le tue possibilità, e che potrà variare in base all’esito della lite.

In ogni caso, non ti chiederò nulla per valutare la tua situazione, al fine di arrivare a farti una proposta. Ti tratto esattamente come a me piacerebbe essere trattato, se fossi al tuo posto.

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