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Improvvida intromissione

Improvvida intromissione

Aadu Timmusk fu svegliato nel cuore della notte da urla che gli parvero vicinissime. Guardò la sveglia sul comodino: erano le tre. Una voce di donna isterica cercava vanamente di zittire una monotona voce maschile, impastata, da ubriaco. I due andarono avanti per circa dieci minuti, e non accennavano a tacere. Aadu Timmusk perse la pazienza. Si infilò i pantaloni e una maglietta, ed uscì sul pianerottolo. Le urla divampavano. Scese due piani, e si trovò di fronte all’appartamento dal quale proveniva il pandemonio. Bussò fragorosamente. Niente. E quelli continuavano. Riprese a bussare. Le urla si fecero ancora più forti. Udì passi pesanti che gli venivano incontro. La porta si spalancò, e il viso terrorizzato di una donna, forse quarantenne, gli apparve improvvisamente. Quella uscì di corsa dall’appartamento, inseguita da alcuni spari. Provenivano da una Beretta calibro nove corto, detenuta illegittimamente. I colpi sparati furono quattro. Uno di essi raggiunge il volto di Aadu Timmusk, spappolandogli la mascella. La donna scappò per le scale. Lo sparatore si rassegnò e chiuse la porta, disinteressandosi di Aadu Timmusk, che se ne stava in terra, senza capire esattamente che cosa gli fosse capitato.

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