La mattanza

La mattanza

Una povera vecchia dovette stare una settimana in ospedale.

Al suo ritorno nella casa popolare nella quale abitava, scoprì di non potervi più accedere, poiché era stata occupata da una numerosa famiglia di incerta etnia.

La vecchia chiese aiuto ai carabinieri, i quali provarono ad ottenere il rilascio dell’abitazione con le buone.

Non essendoci riusciti, ed avendo anzi ricevuto manifestazioni di ostilità da parte degli occupanti, invitarono la vecchia a sporgere denuncia.

Lei, però, non aveva tempo. Le serviva un tetto, ed andò a casa del suo unico figlio, Mario, uomo corpulento che si occupava di traslochi.

Mario rassicurò la madre che avrebbe riavuto la sua casa.

Ora è notte fonda.

Ci sono tre uomini col passamontagna davanti alla porta della casa della madre di Mario. Due sono muniti di ascia, uno di una mazza da baseball.

Due colpi di ascia ben assestati sulla serratura fanno aprire la porta.

Mentre si accendono le luci, i tre entrano, e subito si mettono al lavoro.

Il primo oppositore punta una pistola, ma non fa in tempo ad usarla. Cade in terra insieme alla mano e all’avambraccio, mozzato di netto.

Gli altri, spaventati, cercando di darsela a gambe, ma non è destino che sopravvivano a questa terribile notte.

Per alcuni minuti si sentono urla e rumori di ossa fratturate, poi solo lamenti.

I carabinieri arriveranno tra venti minuti.

Conteranno dieci cadaveri orrendamente mutilati e due persone agonizzanti, che non arriveranno vive in ospedale.

Domattina Mario arriverà con due donne.

Mentre egli ripara la porta, quelle fanno pulizia.

Ora la madre di Mario dorme di nuovo a casa sua.

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