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La memoria che svanisce

La memoria che svanisce

Sono per strada.

Perché?

Ho litigato con qualcuno, ma non ricordo con chi. Con mia moglie? Con un estraneo?

So solo che ora sono per strada, e cammino, forse per smaltire la rabbia.

Ora sono su un autobus.

Quando ci sono salito?

Non ricordo. Forse volevo allontanarmi più rapidamente da casa, per poter fare una bella passeggiata, tornando a piedi.

Scenderò alla prossima fermata.

Ma che succede?

Si sono spente le luci, sull’autobus c’è buio pesto.

Ciò nonostante, qualche passeggero ha schiacciato il tasto rosso per prenotare la discesa alla prossima fermata.

Scendo anch’io.

Ora mi accorgo di essere in tuta e zoccoli. Un po’ imbarazzante andare in strada così, ma poco male. Di quanto mi sarò allontanato da casa? Un chilometro, al massimo due. Ci metto poco a tornare.

Solo che, una volta sceso, mi accorgo di essere in un paese sconosciuto.

Dopo un po’, mi rassegno a chiedere informazioni ad un passante: «Scusi, in che paese siamo?». «Muriglio!» mi risponde quello, e scappa via frettoloso.

Muriglio? Mai sentito. Possibile che nel raggio di due chilometri dal mio paese ve ne sia un altro del quale non ho mai sentito parlare?

Poi mi viene in mente che ho la soluzione a portata di mano: basta che telefoni a mia moglie, chiedendole di venire a prendermi.

Mi frugo addosso. Ho il portafogli, ma non il cellulare. La situazione si complica.

Fermo un altro passante, e gli chiedo dove si trova la stazione di polizia.

Mi risponde: «Sotto l’albergo, lassù».

Vedo l’albergo, ma non la stazione di polizia.

Mi incammino verso l’albergo. Arrivato di fronte, noto che sotto la scalinata che conduce al suo ingresso c’è una porticina, dalla quale vedo uscire quello che mi sembra un maresciallo dei carabinieri.

Il problema è: che cosa gli racconto? E soprattutto, che cosa gli chiedo?

Poi mi viene in mente che c’è una soluzione meno complicata. Entro nell’albergo. Chiederò la cortesia di fare una telefonata. Chiamerò mia moglie e le chiederò di venirmi a prendere. Oppure chiamerò un taxi per farmi riportare a casa.

Ora però sorge un altro problema. Non mi ricordo il numero di telefono di mia moglie.

Mentre comincio a preoccuparmi, compare una bambina, e mi chiede se ho bisogno di qualcosa.

«Sì», rispondo, «vorrei un bicchiere d’acqua, se possibile».

Lei sorride e mi fa cenno di seguirla. Entriamo in una cucina, lei mi versa un bicchiere di un liquido giallo, e mi dice: «Questa è limonata».

Ringrazio, e intanto penso a cosa fare.

Mi accorgo con orrore che non mi ricordo più come si chiama mia moglie.

Non solo: non mi ricordo come mi chiamo io.

Comincio a disperarmi, ma mi viene un’illuminazione: Ho il portafogli! Magari c’è dentro qualche mio documento.

Apro il portafogli. C’è una bella sommetta, forse trecento euro.

Mentre frugo per cercare un documento, ecco che la bambina mi scaglia addosso un cumulo di peluche.

Il mio portafogli finisce sotto.

Lo cerco affannosamente. Non lo trovo.

La bambina mi chiede: «Che cosa cerchi?».

Io la guardo con sospetto, mi viene il dubbio che sia stata ingolosita dal denaro del mio portafogli, che me lo voglia sottrarre.

Al diavolo il denaro!

Il problema è che non so chi sono, e non so dove sono. Muriglio? Forse Murillo. Sono finito in Messico? Con un viaggio di due minuti in autobus?

Ora sono disperato.

Sono uscito da casa meno di un’ora fa, e ho perso tutto: memoria, identità, portafogli.

Mi resta solo una speranza.

Non può essere vero, mi dico, deve essere un brutto sogno.

E mi sveglio.

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