Lascia fare al vento

Lascia fare al vento

Ieri ho deciso che era il giorno giusto.

Quel ramo mi dava troppo fastidio, per diverse ragioni.

Ho vinto la mia pigrizia, ho trascinato faticosamente la scala sotto l’albero, l’ho aperta, e l’ho orientata in modo da trovarmi esattamente davanti al ramo da tagliare.

Ho lavorato di buona lena per venti minuti, erodendo circa la metà della polpa del ramo.

A quel punto, ho percepito nitidamente due problemi.

Il primo era il vento. Faceva oscillare la scala in modo preoccupante. Cadere da quell’altezza — circa due metri — avrebbe potuto avere conseguente molto spiacevoli.

Il secondo era che non riuscivo a calcolare con ragionevole certezza in che modo sarebbe caduto il ramo. E se mi fosse caduto addosso? Se pure non mi avesse cagionato direttamente qualche lesione, mi avrebbe fatto cadere dalla scala.

È stato così che ho deciso di fermarmi.

Sono sceso dalla scala, e ho osservato la situazione dal basso.

Ho pensato che sarebbe stato prudente legare il ramo, in modo da limitarne i movimenti in modo prevedibile.

Ho preso una corda e ho legato la base del ramo a quello più vicino. La cosa, però, non mi ha procurato alcuna soddisfazione. Non mi garantiva alcuna certezza supplementare.

Il vento ormai era diventato molto forte.

Ho lasciato lì la scala, rimandando ad oggi la soluzione del problema.

«Devo aspettare che cessi il vento», ho pensato. Per il resto, la notte porterà consiglio.

In realtà non mi ha portato nulla.

Stamattina sono uscito in giardino di malumore, con l’idea di rifletterci ancora dopo aver osservato più attentamente l’albero e il ramo sgradito.

Ho trovato il ramo che penzolava dall’albero, con la cima che toccava il suolo. Solo un brandello di legno lo teneva ancora legato all’albero.

Il vento, che ieri mi si era presentato come un problema, era diventato, aumentando la sua intensità, la soluzione del problema principale. Aveva piegato il ramo nel punto in cui era stato indebolito dalla mia sega.

Quello che pensavo fosse il mio nemico, era diventato il mio migliore alleato. Aveva completato silenziosamente il mio lavoro, risparmiandomi il rischio di finire in ospedale, o peggio.

Ora guardo soddisfatto il ramo penzolare inoffensivo, e cerco di fissare in una massima d’esperienza il senso di questa vicenda.

«Lascia fare al vento», è tutto quello che so dire.

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